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venerdì 24 luglio 2009

Tre giorni indimenticabili.....





Paolo vive.
Questo lo slogan, il grido, il sentimento della manifestazione a Palermo, esattamente come ha ribadito Salvatore nell’intervento di apertura della giornata del 19 luglio. Paolo vive e continuerà a vivere in noi e con noi grazie a tutti coloro che gli hanno riservato un posticino speciale nel loro cuore e si impegnano, ancor prima con i fatti che con le parole, a dare un seguito al gran patrimonio culturale e morale eriditato dal nostro giudice.
Quest’anno per la prima volta tutti i “pezzetti” di Paolo sparsi per l’ Italia si sono ritrovati, tutti insieme , in via D’ Amelio pronti a riappropriarsi di ciò che ingiustamente gli è stato sottratto. Per la prima volta è stata risparmiata la consuetudinaria passerella delle autorità. Quest’anno vi hanno rinunciato a priori, temendo una certa, seppur pacifica, contestazione. Hanno avuto paura, hanno avuto vergogna. Vergogna di mentire ancora una volta, vergogna di ribadire delle sempre più palesi bugie. Chi c’era al castello Utveggio il 19 luglio 1992? Come faceva Contrada a sapere, solo dopo pochi istanti della riuscita l’attentato, quando ancora l’Italia non aveva nemmeno capito cosa fosse successo? Perchè il prefetto Iovine ha lasciato giacere in un cassetto il provvedimento che richiedeva l’istituzione della zona rimozione in via D’ Amelio? Come si può assolvere il cap. Arcangioli dopo che, con passo spedito e sicuro si allontanava da via D’ Amelio con in mano la borsa contenente l’ agenda rossa di Paolo? Dov’è finita quell’agenda? Come fa Mancino, oggi presidente del Csm, ad affermare di non ricordare di aver incontrato Paolo Borsellino il 1 luglio 1992, come testimoniato dal pentito Mutolo e dall’agenda grigia dello stesso Paolo?
Domande scomode, imbarazzanti, ma non certo quanto le verità annesse e omesse.
Ho letto di una manifestazione flop, da parte di una stampa sempre più asservita al potere che quando non può occultare le notizie allora le mistifica. Ho letto di una manifestazione non riuscita, di una via D’ amelio vuota… Tutto falso!
Hanno finto di non vedere perchè faceva comodo così, a loro ed ai loro capi. La manifestazione innanzitutto è riuscita nel suo intento principale, ossia quello di impedire l’ennesime profanazione di un luogo sacro per tutti noi. Siamo riusciti a proteggere con la sola forza dei nostril corpi, delle nostre idee il nostro giudice dalle insulse ed ipocrite passerelle istituzionali.
Si, è vero, c'era poca Palermo, c’erano pochi siciliani. Questo fa male. Fa male vedere che proprio coloro che hanno subito sulla loro pelle questa grande perdita non c’erano. Hanno già dimenticato? Dov’è finita tutta quella gente che il giorno dei funeral di Paolo sfogava tutta la sua rabbia contro tutti i politici accorsi a Palermo? Dov’è finita quella gente, che proprio in quel giorno, invocava il nome di Paolo, quasi come ad implorarlo di non lasciarli da soli? Dove sono??? Paolo non li ha mai abbandonati, lo stesso non si può dire di loro. Domenica non c’erano a invocare il loro giudice, non c’erano a ricordarlo. Da Palermo ci si aspettava una forte risposta che purtroppo non c’è stata, o quanto meno non è stata adeguata. E allora il colore rosso che ha caratterizato la manifestazione, oltre ad esser il colore dell’agenda sottratta al nostro giudice, è anche il colore di cui Palermo si è voluta spontaneamente vestire in questo doloroso giorno, il colore rosso della VERGOGNA.
C’era però l’Italia, l’ Italia onesta che non dimentica, l’ Italia che non abbassa la testa ma resiste.Eravamo in tanti, giunti da ogni parte d’ Italia, gente straordinaria che ha sfidato il caldo e la fatica, ha rinunciato ad impegni personali, ha preso permessi da lavoro, ha accantonato lo studio per poter esser vicino al suo giudice. Abbiamo condiviso gioia, commozione, rabbia. Abbiamo urlato la nostra sete di verità e giustizia, ci siamo uniti e abbiamo fatto una solenne promessa al nostro giudice: non ci arrenderemo mai finché giustizia non ti sarà resa!
Il 19 luglio 2009 è stata una data importante, la data di un nuovo inizio, di una nuova resistenza che parte proprio da quel luogo in cui si cercò di uccidere la speranza.
Ringrazio tutti coloro che hanno donato alcuni giorni della loro vita al nostro giudice, porterò tutte queste persone nel mio cuore, certa di rivederli lungo questo cammino verso la verità e la giustizia.Li ringrazio per ogni sorriso che mi hanno donato, per ogni lacrima che mi ha rigato il viso, per ogni abbraccio che mi ha fatto sentire meno sola.
Grazie ad ogni persona meravigliosa che ha permesso che tutto ciò fosse indimenticabile.
Infine, un ringraziamento speciale va a colui che, facendosi portavoce delle idee di Paolo, è divenuto l’artefice di questi splendidi tre giorni dedicati al nostro giudice e ad i suoi angeli custodi.Momenti inscordabili che hanno lasciato nel profondo di ognuno di noi tracce indelebili e una certezza: mai permetteremo che tutti gli sforzi ed i sacrifici sostenuti da questo grande uomo siano stati vani….
Grazie Salvatore per tutto quello che hai fatto, fai e farai. Noi ti saremo accanto, SEMPRE!

Valentina Culcasi.

domenica 12 luglio 2009

18, 19, 20 luglio 2009: una presenza per una nuova Resistenza!




Il programma definitivo della manifestazione organizzata al comitato cittadino "19 luglio 2009".

Sabato 18 luglio
Ore 15:00 - via D'Amelio: partenza della "MARCIA DELLE AGENDE ROSSE" verso il castello Utveggio
Ore 20.30 - Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda n°172: Dibattito “I mandanti impuniti” organizzato dalla rivista ANTIMAFIADuemila. Interverranno: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Giuseppe Lumia, Luigi de Magistris, Giorgio Bongiovanni, Gianni Barbacetto.


Domenica 19 luglio
Ore 8:00 - via D´Amelio: presidio fino alle ore 16.40 con interventi di giornalisti, associazioni e cittadini
Ore 16:55 - Minuto di silenzio
Ore 17:00 - Marilena Monti recita GIUDICE PAOLO
Ore 18:30 - Partenza del corteo da via D´Amelio verso il quartiere Kalsa passando per i luoghi dov´è cresciuto Paolo Borsellino con arrivo a P.zza Magione
Ore 21.30 - P.zza Magione: recital di Giulio Cavalli. Esibizioni di Mario Crispi, Marilena Monti, Angela Rizzo e Laura Spacca


Lunedì 20 luglio
Ore 9:00 - Palazzo di Giustizia: presidio di solidarietà ai magistrati




ALTRE INIZIATIVE
Sabato 18 luglio, ore 22.00 - via D´Amelio: Veglia a cura dell´AGESCI

Domenica 19 luglio, ore 18.00 - caserma Lungaro: "Sulla rotta della legalità: risultati, problematiche, progetti e legislazione" a cura del "Comitato 19 luglio" e SILP

Domenica 19 luglio, ore 20.30 - p.zza Vittorio Veneto: fiaccolata con arrivo in via D´Amelio. A seguire (ore 22.00) spettacolo di teatro, il tutto a cura di Azione Giovani.

Esserci è un imperativo morale!

domenica 10 maggio 2009

Intervento di Luigi De Magistris all'information day.



Pino Maniaci: "Che cos’è successo con il “Why not”?
Luigi de Magistris: “In napoletano significa guaio di notte, ed effettivamente un guaio di notte… oppure “ha da passa´ nuttata”, che non passa e non so quando passerà. Ma non è un rifugio, il problema… Innanzitutto vi saluto tutti, siete tanti e questo ci dà grande forza morale, che in questi anni è servita molto la forza morale delle persone, la passione e questa forte carica che si avverte nel paese, devo dire la verità dalla Val D’Aosta alla Sicilia.
Lo stato di salute democratico di questo paese, rispondo alla domanda di Pino, si pesa anche dal fatto che un magistrato che ha sognato e che ha fatto questo lavoro per quindici anni in terre difficili, Campania e Calabria, in particolare Calabria che tra l’altro non è la mia terra, tutto sommato dedicando la parte migliore della sua vita, dai 25 ai 40 anni e che deve prendere atto di non poterlo più fare, ma non perché è una sua valutazione soggettiva ma perché non te lo fanno fare. Nel senso che a me, come parte di voi conoscono, mi hanno trasferito di sedi e di funzioni. Perché mi hanno trasferito di funzioni? Perché non hai avvisato il tuo capo che stavi facendo degli atti su un politico, a proposito dei rapporti tra politica e malaffare, col quale lui non solo era amico, ma col cui figliastro aveva rapporti di interesse economico. Il Consiglio superiore della Magistratura ha detto: “ No, lo dovevi avvisare, glielo dovevi dire”. Questo è il motivo per cui io sostanzialmente vado via e non posso più fare il Pubblico Ministero. Stessa sanzione che è stata applicata a un magistrato che in Lombardia si vendeva i processi in cambio di mobili, quadri e suppellettili. Questo vi fa comprendere che il cuore del problema, in questo momento, nel paese è il tasso di inquinamento che il malaffare si trova all’ interno delle Istituzioni. Però voglio dire una cosa visto che stiamo a Marsala, vi invito a riflettere sul cambiamento di strategia politica della mafia dal ’92 ad oggi. La mafia nel ’92 dismette la strategia della tensione militare, e quindi dell’aggressione, a quello che voi avete visto nel video, alle stragi di Capaci e di via d’ Amelio, non perché sia stata sconfitta dallo Stato, non perché sia meno forte, ma perché ha deciso di penetrare nel cuore pulsante del paese, nell’economia e nelle istituzioni. Nell’economia riciclando, non solo al sud ma anzi soprattutto al centro e al nord di questo paese. Infatti l’Italia è unita nel malaffare e noi la dobbiamo unire invece nella giustizia, riciclando denaro e quindi entrando nel pil, nel bilancio economico di questo paese. Il paese, l’Italia si regge anche, in gran parte, su denaro mafioso. Qua la procura di Caltanissetta , come voi sapete, ha sequestrato le vicende del cemento, lo stesso cemento magari con il quale si costruiscono le case che crollano con un terremoto di medie dimensioni e nello stesso tempo, cosa ancora più inquietante, attraverso al gestione illegale del denaro pubblico che è arrivato per miliardi di euro al sud e in Sicilia, che poteva creare sviluppo,dare lavoro, fare crescere l’Italia meridionale e risolvere la questione meridionale, è servita ad arricchire e consolidare la borghesia mafiosa e ha consentito alla mafia di penetrare fino ai più alti livelli istituzionali. Di fronte a questo cancro, che poi è quel cancro che ha portato alla mia, fra virgolette, espulsione dall’ordine giudiziario noi abbiamo un'unica strada, quella di curare prima che il cancro diventa metastasi. Questo deve avvenire non delegando a singole persone queste attività, indubbiamente ci saranno alcuni che saranno prima linea, saranno testa di ponte, si metteranno davanti alla rivolta degli onesti, ma solo se siamo in tanti, sole se una gran parte di questo paese di schiera, come diceva Giovanni Falcone prima, in quella bellissima frase, solo se ci schieriamo intanto facendo non solo il nostro dovere ogni giorno, ma anche dando un contributo alla crescita civile e democratica di questo paese, noi potremmo curare la democrazia perché è malata. Non c’è più uno Stato e l’anti-Stato, ma purtroppo all’interno dello Stato la mafia è penetrata a livelli altissimi, tanto da dover far fare a Pino la battuta quale sia la differenza oggi tra politica, ma io direi qualcosa in più, tra una parte importante della classe dirigente di questo paese e la mafia".
Al’intervento di Gioacchino Genchi su un intervento del pubblico di un ascoltatore che “ricorda di non aver incontrato Paolo Borsellino” de Magistris aggiunge: "Scusami ma voglio aggiungere due cose, una forse implicita ma Gioacchino non lo ha detto perché stava in questo momento… era assalito dalla commozione, ma voi sapete ovviamente chi era il Ministro dell’interno nel 1992, era Nicola Mancino che ha presieduto quella specie di processo politico-giudiziario che è stato fatto nei miei confronti per cacciarmi da Catanzaro. Ed un'altra cosa sola voglio dire, lui ha parlato di autocensura dei giornalisti ed io a proposito dei magistrati vi dico una cosa perché noi stiamo qua a difendere due baluardi della democrazia che sono il pluralismo dell’informazione e l’indipendenza e autonomia della Magistratura, due pilastri dello stato di diritto che erano ai primi posti del piano di rinascita democratica di Licio Gelli, P2. Voleva eliminare informazione libera e magistratura indipendente. Ma detto questo dobbiamo stare anche attenti che l’ indipendenza ed il pluralismo bisogna conquistarseli. Perché cosi come ci sono i giornalisti che fanno autocensura per essere graditi al potere, così ci sono i magistrati, che non io ma Piero Calamandrei nella metà del secolo scorso, definiva in questo modo in un libro bellissimo che è L’elogio dei giudici scritto da un avvocato. Diceva Piero Calamendrei, “io di magistrati corrotti non ne ho conosciuti molti, ma ho conosciuto tanti magistrati ammalati da quel morbo che si chiama conformismo giudiziario”, lui lo chiamava agorafobia, prevenire la raccomandazione prima ancora da riceverla, cioè fare il proprio lavoro in modo che sia gradito al potere, in modo che si abbiano prebende, si faccia carriera. Purtroppo oggi così come è in pericolo il pluralismo dell’informazione e l’indipendenza della magistratura, ci sono purtroppo troppi magistrati che sono malati di agorafobia. Però vi dico che ce ne sono tanti altri, e questo è il nostro grande motivo di speranza che ogni giorno lottano contro il crimine organizzato, e qui in Sicilia in particolare nelle procure di Palermo e di Caltanissetta, io così come ho detto il primo giorno a Fano, quando ho dato al notizia che avrei lasciato la magistratura, io voglio che loro devo sapere, perché ho detto pubblicamente che io rappresenterò per loro, come dovere morale e istituzionale nella mia battaglia politica, punto di riferimento 24 ore su 24 per la lotta al crimine organizzato e per fare luce sulle stragi di Capaci e di via d’ Amelio, è qualcosa che sento dentro perché nel 1992, quando feci gli scritti in magistratura nella mia commissione c’era la moglie di Giovanni Falcone, io vidi Giovanni Falcone e la moglie il venerdì pomeriggio del 22 maggio del 1992 e il sabato mattina, davanti al televisione, vidi la strage di Capaci, ho poi conosciuto Salvatore Borsellino del quale mi onoro di essere diventato amico, allora per me prima ancora che un dovere politico-istituzionale è un dovere morale che fin quando vivrò io tutti i momenti della mia vita li impegnerò affinché sia fatta luce sulle stragi del 1992, dalle quali è nata la seconda Repubblica.A proposito di Di Pisa e di Mancino, giusto per parlare di magistrati, una categoria che io continuo ad amare profondamente, vorrei ricordare, qualcuno di voi se lo ricorderà, l intervento che Paolo Borsellino fece a Palermo, nel giugno 1992, un mese dopo la strage di Capaci e un mese prima di quella di via d’Amelio. Un dibattito bellissimo, sala affollatissima e disse pressappoco questo: probabilmente i principali responsabili della morte di Giovanni Falcone vanno individuati all’interno della magistratura. Questo secondo me, è un altro filo conduttore, Salvatore, se permetti tra le vicende del 1992 ed oggi. Dopo quello che ha detto Salvatore Borsellino, che sta dicendo in questi mesi, in un paese normale Nicola Mancino sarebbe andato a casa senza che qualcuno glielo dovesse chiedere, ma non per quello che ha fatto a me, per quello che ha fatto nella vicenda di Paolo Borsellino, per quello che ha detto Salvatore Nicola Mancino dovrebbe prendere la borsa e andarsene a casa invece sta ancora là ed ha contribuito a cacciare i magistrati di Salerno che stavano ricostruendo la nuova P2. Questo è lo scenario sul quale noi cui stiamo parlando e dobbiamo attivare una vigilanza democratica nella consapevolezza che c’è un rischio veramente grave dello stato di salute di questo paese".
Pino Maniaci: "A questo punto chi sono i criminali?"
De Magistris: "Non hanno ovviamente Salvatore, nei tuoi confronti non hanno il coraggio di farlo e ti difenderemo noi. Quindi stai tranquillo da questo punto di vista. Il problema è molto serio, lo abbiamo detto nell’intervento di prima. Io credo che all’interno delle Istituzioni ci sono ancora dei punti di riferimento altrimenti non staremmo nemmeno qua a parlare, io personalmente non avrei fatto questa scelta, Salvatore non esporrebbe la rabbia, Gioacchino non testimonierebbe quello che ha testimoniato oggi. Quindi questo vuol dire che di fronte a una patologia, l’abbiamo chiamata prima un cancro, però ci stanno ancora nelle Istituzioni delle forze sane e soprattutto ci sono ancora nel paese. E lo dimostra l’incontro di oggi, io sto girando parecchio, lo facevo anche prima. Tu (rivolgendosi a Pino Maniaci) parlavi di democrazia partecipativa, io ne sono pienamente convinto, noi dobbiamo creare un rapporto stretto, un rapporto sinergico tra la parte migliore della società civile e la parte migliore che rappresenta le Istituzioni. Dobbiamo evitare che ci siano ulteriori, il caso de Magistris, il caso Forleo, il caso Genchi perché significa personalizzare i casi, le situazioni. Già questo è una sconfitta, noi dobbiamo far si che si metta in moto, quindi stare vicino come dire alle Istituzioni che ancora adesso, come abbiamo detto prima, la procura di Caltanissetta , la procura di Palermo e anche alcuni uffici stanno indagando. E dobbiamo denunciare quello che accade, questo dobbiamo fare, ognuno può fare il proprio dovere, andare avanti e cercare all’interno delle Istituzioni punti di riferimento. Secondo me ci sono ancora i punti di riferimento, non è un caso che qua stiamo parlando, ce ne sono altri, siamo in pochi, probabilmente saremo una minoranza ma non è escluso che una minoranza un giorno diventi maggioranza perché comunque i corsi e ricorsi della storia ci sono, fin quando ci sono coscienze di questo tipo, fin quando una giornata come questa che ti dà una carica e un emozione fortissima, io sono convinto che noi abbiamo dei punti di riferimento. Io vi voglio dire solo questa cosa, ricordo, lo voglio ricordare perché c’è Salvatore perché io ogni volta questa cosa la ricordo perché a mia volta mi autoalimento nella carica perché poi ho bisogno di essere caricato perché dopo bombardamenti continui…. C’è la differenza certe volte che c’è alle volte tra la sconfitta Istituzionale e la vittoria morale. Io ho subito una sconfitta istituzionale, non c’è dubbio perché io volevo fare il magistrato questo lo ripeterò fino alla noia, era quello che volevo fare, lo ha ripetuto Salvatore ecc.. Ma quando per esempio vengo qua, o quando sono venuto il 19 luglio 2008 a Palermo all’ anniversario, ma soprattutto quando ho letto, io questo non lo dimenticherò mai, lo ricordo sempre con mia moglie, il giorno in cui mi fu avocata l’inchiesta Why Not o pochi giorni prima, quando ci fu la richiesta di trasferimento del ministro Mastella, come voi ricordate, io arrivai a casa, ero veramente sconfortato come potete intuire e mi misi davanti al computer perché anch’io seguo più internet che i giornali per la verità, si trova più informazione. A un certo punto mi trovai sul sito di Salvatore, una lettera scritta da Salvatore Borsellino, mia moglie mi vide pietrificato al computer, pensava che io avessi avuto un colpo, un qualcosa perché mi bloccai completamente davanti al computer e in realtà stavo sostanzialmente, ero pietrificato dalla commozione perché lessi questa lettera di Salvatore dove lui disse sostanzialmente questo: che non provava, no Salvatore, un’emozione così forte seguendo le indagini che io stavo facendo e quello che mi stava accadendo, vedendo io, vedendo lui, come lo vede Gioacchino e come lo vedono tante persone, un filo conduttore dal ’92 a oggi, disse non provavo un emozione così forte dal 1992. Questo, io là ebbi la netta sensazione che per me la partita era chiusa, nel senso che da un punto di vista morale io potevo anche essere radiato dalla magistratura, ma avendo io, essendo io entrato in magistratura avendo come esempi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone avere un’attestazione di quel tipo morale da Salvatore Borsellino mi fece capire che per me la partita era chiusa".
Ad una domanda sui problemi giuridici riguardanti l’agricoltura de Magistris risponde: “Anche perché io ho dichiarato pubblicamente che se non dovessi essere eletto mi metterò a fare l’imprenditore agricolo,quindi voglio dire… Questa è una domanda come dire, è ovvio che la risposta è quella, io l’ho detto già più volte uno dei temi principali sui quali si debba invertire il rapporto che c’è stato sino adesso tra la politica che è andata in Europa e le cose concrete che sono state fatte si lega attorno al discorso dei finanziamenti europei, che significa anche il settore che ha indicato lei nella domanda che ha fatto. Fino adesso i finanziamenti europei che sono stati destinati all’Italia meridionale e alla Sicilia in particolare non sono serviti assolutamente allo sviluppo economico, parliamo dell’agricoltura sotto il profilo delle sovvenzioni, ma io mi riferisco anche a tutti gli altri settori dove le infrastrutture non sono state realizzate, dove l’ambiente, i depuratori non sono stati fatti, gli edifici pubblici non sono stati fatti, le occasioni di sviluppo, i piani telematici che sono stati finanziati non sono stati approvati, tutto il denaro pubblico non è servito a migliorare l’economia e lo sviluppo di regioni represse tra cui la Sicilia ed anche sotto il profilo di un economia compatibile con l’ambiente e sicuramente l’agricoltura è uno dei settori privilegiati dove a mio avviso si deve puntare unitamente al turismo nell’italia meridionale perché certo noi non possiamo utilizzare i finanziamenti pubblici per i termovalorizzatori o per le centrali nucleari. E’ ovvio che le sovvenzioni pubbliche al sud devono essere destinate soprattutto alle grandi risorse che noi abbiamo che sono il turismo, l’ambiente, l’agricoltura, quelle che sono le piccole medie imprese che fanno ricca anche la realtà meridionale, la fantasia ecc però è ovvio e chiudo, che il finanziamento pubblico non deve essere visto come assistenzialismo ma deve essere proprio un occasione di sviluppo, cioè che metta in moto l’economia, che vada a beneficio di tutti, che crei un occupazione effettivamente fondata sui meriti. E’ questa la grande scommessa che secondo me a Strasburgo e a Bruxelles si può realizzare perché soprattutto, non tanto e non solo con le leggi perché le leggi tutto sommato ci sono, ma attraverso un’attività di vigilanza e d’informazione, e su questo internet può essere importantissimo per verificare il flusso di denaro, i finanziamenti e le sovvenzioni, dal momento in cui sono deliberate a Bruxelles e a Strasburgo che percorso hanno, quindi monitorarlo, dove si fermano, a Roma, poi nelle regioni, poi negli assessorati, poi negli uffici periferici, verificare i passaggi e poi andare anche con le webcam a verificare i lavori che sono stati finanziati se sono stati effettivamente realizzati. Non ci vuole un arco di scienza per fare questo, non è un operazione rivoluzionaria, è rivoluzionaria sul piano culturale ma sul piano fattuale è semplice, basta mettere persone che hanno una competenza personale e soprattutto una precondizione politica: che siano persone per bene, che siano oneste e che non vogliano rubare.Io l’ho sempre pensato che il passaggio centrale sia quello di rimettere la cultura in questo percorso di cambiamento del paese. Il problema è culturale e io penso che il peggioramento, sarò molto sintetico, io penso che l’inizio del peggioramento di questo paese è stato negli anni ’80 con la televisione commerciale, la pubblicità, la teoria del consumatore universale, cioè il profitto che governa l’apparente progresso di questo paese, del fatto che i bambini devono avere il telefonino anzi ne devono avere due, nella camorra ad esempio i piccoli spacciatori già a 13/14 anni perché pigliano i soldi e con quei soldi possono prendersi il telefonino, possono andare in discoteca ecc.. Quindi il messaggio è assolutamente culturale, noi dobbiamo invertire questa cosa che lo sviluppo non è dato dal consumismo, dal consumismo fine a se stesso e qua farei anche una riflessione di tipo politico. Approfittiamo di una crisi economica che è arrivata, e sta arrivando, che è un fatto grave per farne un occasione di sviluppo. Cioè stiamo nella fase del capitalismo senile, come è fallito il comunismo così sta fallendo il capitalismo nella sua forma peggiore, quella del consumismo universale, cioè facciamo in modo, come dicevamo prima, che le occasioni di sviluppo siano diverse, un’economia diversa fondata sulle cose che abbiamo detto e mettendo la cultura. Se noi invertiamo questa cosa vedrai tu che il prossimo progetto che si farà (in riferimento al domanda che gli è stata posta, ndr) questa cosa si invertirà, è un problema di modelli, di modelli culturali che devono passare. Certo che con questa televisione, come viene fatta con le rare eccezioni è quello il modello che passa, però c’è anche nel paese e per fortuna, tu hai fatto prima un sondaggio, c’era una parte ma c’era anche un’ altra parte che la pensa diversamente. Lavoriamo bene affinché si invertano questi passaggi, sicuramente è il modello di società che va cambiato assolutamente, certo lo vedete che le differenze ci sono ancora adesso, perché mentre da una parte si cerca di cambiare il paese dall’altra vengono proposti come modelli di rappresentanti al parlamento europeo quelli che vengono dal grande fratello. Quindi c’è ancora una parte che quello è il modello. Quindi su quello noi dobbiamo lavorare, cioè che viene visto come modello da portare in Europa, cioè che dovrebbe rappresentare il nostro paese uno che proviene dall’esperienza del grande fratello".

giovedì 30 aprile 2009

L'intervento completo di Gioacchino Genchi all' Information Day.


Grazie di tutto, grazie e complimenti agli organizzatori, saluto la popolazione di Marsala e gli amici della provincia di Trapani che sono venuti e anche quelli che sono venuti da altre parti d’ Italia per questa manifestazione. Devo dirvi che mi commuove trovarmi accanto al giudice Luigi De Magistris dopo diversi mesi che non ci vediamo dopo che sono successi tanti fatti diversi. Devo dire avrei preferito ritrovarmi accanto al Dott. De Magistris in un’ aula di giustizia di Catanzaro, se ce lo avessero consentito, ad aiutare lui e sostenere l’ accusa nei confronti dei tanti malfattori nei confronti dei quali stavamo indagando. Ci hanno fermato, ci hanno delegittimato, hanno osato fare nei nostri confronti tutto quello che di umano e inumano si poteva pensare di fare per non farci continuare a lavorare e oggi siamo qui. Il Dott. De magisteri ha fatto delle scelte che io condivido, approvo e mi congratulo con lui e mi congratulo anche con il movimento politico che ha ritenuto di dare un segnale di grande dignità alla politica italiana e alla rappresentanza della politica italiana in Europa portando in quel consesso una persona che darà certamente lustro all’ Italia e che contribuirà a dare di questa magnifica nazione un’ immagine un tantino più decente di quella che invece i nostri politici e i nostri rappresentanti di governo danno, danno non solo per le loro malefatte ma anche per il loro modo sconcio, scorretto, scurrile, volgare col quale si presentano in ogni consesso internazionale combinandone di tutti i colori in qualunque nazione del mondo. Io pensavo che il problema fosse solo in Svezia o in Francia, ma se va in Svezia, se va in Francia, se va in Inghilterra, ovunque va una volta fa le corna, una volta fa le pernacchie, una volta parla al telefono, un’ altra volta dice una cosa che non dovrebbe dire e in ogni nazione ne combina una. Mi riferisco a quel signore che bontà sua fa il presidente del Consiglio dei Ministri e che disse di me che io, io, mi vedete così, io ero il più grande scandalo della storia della Repubblica italiana. Lo disse nella pienezza delle sue funzioni, come rappresentante del governo italiano, del popolo italiano, del più grande partito politico che la storia della Repubblica italiana ha mai avuto, come capo della più grande coalizione di governo della storia delle Repubblica italiana. Lo ha detto in una manifestazione politica ed elettorale, in quella di Sassari e di Olbia determinando peraltro, con quel la sua espressione la vittoria della coalizione politica che ha rappresentato ai danni del candidato del centro-sinistra Soru. Il popolo sardo è stato preso in giro, il popolo italiano è stato preso in giro con un’ affermazione che è la più grande affermazione di falsità per un uomo come me che aveva avuto solo il coraggio di fare indagini su di lui, sui suoi sodali mafiosi, sul suo amico Marcello Dell’ Utri e avere dato il mio contributo ai magistrati della procura della Repubblica di Palermo affinchè si affermasse la penale responsabilità nei confronti di un soggetto che è risultato colluso con la mafia, per aver contribuito nei processi in cui era imputato il suo amico e stalliere Vittorio Mangano che quest’ uomo ha portato a casa sua, che ha fatto sedere a tavola, che ha messo al cospetto dei propri figli, della propria moglie, della propria famiglia e che ha trattato come un pari un criminale e assassino condannato all’ ergastolo per omicidio, che alla vigilia della campagna elettorale delle elezioni il presidente Berlusconi ha osato definire un esempio di moralità, un uomo di cui l’ Italia doveva essere orgogliosa. Io non faccio politica, non mi interesso di politica, non esercito il diritto di voto da diversi anni e peraltro a ben pensare – (De Magistris dice qualcosa)- penso proprio di si anche perché forse qualcuno mi ha dato l’ opportunità per farlo e quindi è giunto il momento della rivolta. Non è retorica credetemi, chi ve lo dice, ve lo dice in una situazione di sofferenza e di prostrazione per avere visto colpita la propria vita, la propria carriera per delle accuse ingiuste, infamanti. Se io avessi commesso qualcosa, se avessi anche sbagliato, se avessi fatto anche un errore non dico con dolo, ma anche con colpa, se avessi fatto qualcosa che non dovevo fare, è giusto che io pagassi il mio prezzo alla giustizia. Non sono stati capaci nemmeno di imbastire delle accuse, se guardate i capi d’ imputazione io sono stato accusato e perquisito dai carabinieri del Ros che sono venuti a casa mia, che sono entrati nella stanza di mia moglie che fa il magistrato al tribunale di Palermo, che cura i più importanti processi di mafia che si stanno facendo in questo momento nella città di Palermo nei confronti della cosca dei Lo Piccolo; perquisito dal Ros, perquisito da quegli uomini nei confronti dei quali avevo indagando, che avevo snidato come talpe alla Procura distrettuale antimafia di Palermo che si vendevano le informazioni alla mafia e che consentivano agli uomini della mafia come Guttadauro, come Bernardo Provenzano e altri di restare latitanti a vita, che informavano i politici corrotti e collusi con la mafia che nei loro confronti si stavano facendo delle intercettazioni telefoniche. Io sono quell’ uomo che ha osato fare indagini a 360° senza mai guardare se l’ indagato era un uomo di destra o di sinistra, rispettando comunque sempre tutti, dai pedofili, agli assassini, ai mafiosi, ai politici. Credetemi non è una cosa bella subire quest’ onta, non tanto perché subire un’ indagine è una cosa normale, chi ha fatto indagini non soffre del fatto di essere indagato, chi ha fatto indagini soffre per il fatto che chi lo sta indagando si sa essere sicuramente molto più delinquente di chi viene indagato. Perché io avrei consentito a chiunque di fare delle indagini su di me ma non alle persone nei confronti dei quali stavo indagando. Io non posso consentire a un politico del quale stavo esaminando i suoi contati telefonici con i criminali, con i delinquenti, di cui stavo controllando per conto del Dott. De Magistris le intercettazioni dove si parlava chiaramente di tangenti. C’è un’ intercettazione di Saladino, l’imprenditore, in cui si dice :” ricordati di metterti a disposizione di Rutellone” e poi quello gli dice :”ma non è meglio di Mastellone”. Questo che cosa significa secondo voi, mettersi a disposizione, quando gli dice dai disposizioni alla Cristina che sarebbe la segretaria tesoriera di mettersi a disposizione di Rutellone o di Mastellone. Io stavo lavorando su quelle cose quando il Dott. De Magistris è stato fermato, è stato trasferito e quando quel signore che presiede il Copasir che si chiama Francesco Rutelli si è messo a capo, con l’ accordo del centro, della destra e della sinistra per portarmi al linciaggio morale, me e tutta la famiglia, per estendere una perquisizione pure alla sede della Polizia di Stato senza nemmeno avere un mandato. Questi signori sono entrati in una caserma della Polizia di Stato e sono andati a perquisire gli uffici e persino l’ armeria, dove io in venticinque di servizio non avevo mai messo piede, sapendo che non avrebbero mai trovato nulla, posto che quello che cercavano lo avevano già trovato e sequestrato presso il mio ufficio, dove non hanno nemmeno guardato i computer, dove non hanno nemmeno guardato le macchine, però dovevano andare in Polizia perché dovevano darmi lo sfregio, dovevano dare una tagliata di faccia alla Polizia di Stato, un’ istituzione democratica di questa Repubblica che ancora sa alzare al schiena e sa, per quel grande controllo democratico che esiste all’ interno della struttura della Polizia di Stato, ribellarsi e non consentire che il potere prevalga. Sono stato pure sospeso dal servizio perché ho risposto in un blog agli insulti di un giornalista di Panorama che ha dato del bugiardo a me,ma ve l’immaginate dico il bue che da del cornuto all’asino? Perché io avrei fatto gli accessi all’anagrafe tributaria profittando della password di accesso che avevo avuto per fare le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, hanno pure avuto pure il coraggio di strumentalizzare la tragedia fra le più grandi tragedie della storia d’ Italia della scomparsa di questa bambina, il dolore di una madre, il dolore di una famiglia, il dolore di una popolazione d’ Italia che piange da quattro, da cinque anni appresso questa vicenda e strumentalizzarla per venirmi a perquisire e accusate ingiustamente, perché l’ accusa era per aver interrogato delle persone di Milano perché non erano di Mazara, ma se noi la bambina l’ abbiamo cercata ovunque, in qualunque parte d’ Italia abbiamo cercato la bambina. A Milano abbiamo fatto le interrogazioni, vi ricordate la vicenda di quel video di quel metronotte, che aveva ripreso quella che sembrava essere la bambina, che poi si è dimostrato essere la figlia di una rom, e i rom sapete benissimo che hanno tutta una serie di telefonini non è che li vanno ad attivare con il passaporto, col codice fiscale ecc., sono insomma nomi così, spesso di fantasia. Per aver effettuato quegli accertamenti e verificare purtroppo, devo dire, che quella non era Denise io sono stato imputato, per aver verificato una vicenda, arrivò una telefonata a Federica Sciarelli a Chi l’ ha visto,era una voce di una ragazza, una ragazza che diceva che aveva con lei Denise e faceva sentire la voce di una bambina. Immediatamente ci siamo messi in moto, tutta la macchina investigativa con i Carabinieri si è messa in moto per sapere chi era che aveva telefonato: quella voce era sicuramente di una bambina, quella ragazza diceva che aveva Denise. Grazie all’ aiuto di Federica Sciarelli siamo riusciti ad individuare ilo numero telefonico che aveva chiamato la segreteria di Chi l’ ha visto, era un numero di Ragusa, era intestato a un extracomunitario, ho fatto subito gli accertamenti per vedere chi era quel soggetto di Ragusa, hanno fatto delle intercettazioni e le prime telefonate che si captano, che i Carabinieri sentono, dice no purtroppo è morta, è morta. Al che si precipitano tutti: il procuratore, i sostituti, i carabinieri e vanno a fare le perquisizioni a Ragusa e io gli faccio subito gli accertamenti per dove perquisito. Frattanto mi arrivano le intercettazioni, le sento bene, le guardo con più attenzione,mi sento quella prima e quella dopo: quelli stavano parlando di una pianta che era morta, non di una bambina, quella che aveva chiamato poveretta, era una povera handicappata, che così, in un momento forse di solitudine e disperazione ha visto comparire il numero della trasmissione Chi l’ha visto e aveva telefonato. Io li ho chiamati,gli ho detto fermatevi, ritornate, non perdete più tempo, purtroppo non è la bambina e fortunatamente quella che è morta è solo una pianta. Bene, per avere fatto questi accertamenti i procuratori aggiunti di Roma, Nello Rossi e Achille Tori, soggetti che emergevano dalle intercettazioni delle indagini del Dott. Luigi De Magistris per fatti che riguardavano uno dei più grandi complotti mi hanno ordinato la perquisizione dei carabinieri sulla base di atti totalmente infondati che il tribunale del Riesame di Roma ha dichiarato totalmente infondati. Nessun giornale ha osato scrivere queste cose, nessuna televisione ha osato dire queste cose e la mia disperazione non è che non l’abbia detto Emilio Fede in apertura del telegiornale, non che non l’abbia detto canale 5 in apertura perché io da loro non mi aspetto nulla e quando ci hanno provato a portarmi là per utilizzare, per strumentalizzarmi, per far comparire quella grande scritta che avete visto dietro di me:” Il più grande scandalo della storia della Repubblica”, quel giornalista Mentana che forse voleva fare un regalo al suo padrone, come io gli ho detto e gli ho ricordato, dopo avere fatto l’ errore di intervistare Di Pietro nella puntata precedente e Saviano nella puntata precedente ancora, è saltato pure lui. Perché tutti coloro che ci hanno provato in questa vicenda sono saltati, tutti appena si sono avvicinati ai fili dell’alta tensione sono saltati. Io per quelle cose sono stato indagato, nonostante il Tribunale ha ordinato la nullità della perquisizione, i magistrati e i pubblici ministeri di Roma si rifiutano a restituire l’ archivio, si rifiutano a restituire i dati dove c’è la storia di venti anni d’indagini,dove ci sono gli atti che li riguardano, dove ci sono le intercettazioni dove loro parlano per asservirsi al potere, per asservirsi al sistema, per barattare i posti ai Ministeri dove brigano sulle cose più sporche di questa repubblica. Io mi vergogno, io mi vergogno, io ho vomitato quando ho sentito quelle intercettazioni. Questa è la procura della Repubblica di Roma e chi la rappresenta, oggi il problema credetemi non è più solo la politica, non è più solo Berlusconi, oggi il problema è la Magistratura e l’ informazione. Durante il fascismo nei sistemi dittatoriali c’erano le Veline, i giornalisti erano tenuti a dare le informazioni che il governo, che l’ovra che era un reparto speciale della Polizia, l’organizzazione di vigilanza e repressione antifascista diffondeva, quantomeno c’era un sistema ordinatorio perché coloro che non stavano con il regime leggevano quelle veline e sapevano qual’ era il pensiero del regime. Oggi non c’è più nemmeno bisogno di questo, perché oggi sono gli stessi giornalisti che si censurano, si autocensurano nella speranza, nel tentativo di essere sempre più simpatici nei confronti del padrone, nei confronti del principe e alla fine la graduatoria si fa sulla base di chi è stato più bravo a censurare, a non fare passare le notizie che dispiacciono e a rendere sempre più magnifica, più bella l’inquadratura del principe. Persino i cameraman vengono bastonati o vengono premiati a seconda s ela ripresa la fanno dal basso verso l’altro cosicché sembra più alto e slanciato o se la fanno di lato, se la fanno di profilo, se fanno vedere le rughe o i capelli finti perché pure nella testa i capelli sono finti. Questa è l’ Italia, questa qualcuno continua a chiamarla democrazia, gli Stati del mondo ci ridono tutti. Se non fosse per internet, se non fosse per la rete, se non fosse per i blog, se non fosse per la rivoluzione che network come Facebook e altri hanno fatto, io oggi sicuramente non sarei qua perché avrebbero osato fare qualunque e chissà quali altre cose pur di non consentirmi di esprimere. Io continuerò e continuo a fare il mio lavoro, io sono un uomo dello Stato, non mi sono mai sentito un uomo dello Stato come dal momento in cui mi hanno sospeso dal servizio della Polizia. In quel momento io mi sono reso conto che su di me c’era, nella mia piccola, nella mia modesta funzione la responsabilità di portare il riscatto dei tanti cittadini onesti, di quel popolo che non ne può più, che si ribella. Di quel popolo che in Italia, in Sicilia, a Palermo ebbe il coraggio all’indomani del 19 luglio 1992 di alzare la testa e di ribellarsi, di quel popolo che gridava nella cattedrale di Palermo, quando si organizzò quella scena ignobile dei funerali di Stato per i poveri agenti della scorta, dopo che la famiglia Borsellino aveva negato l’ assenso a che si facesse questa manifestazione e volle, e pretese che i funerali di Paolo Borsellino si facessero in privato. I politici riuscirono a convincere i poveri genitori dei poliziotti a fare i funerali di Stato per organizzare la passerella, poi dopo i funerali gli lasciarono le bare là e si dovettero pagare il conto loro, il papà di Emanuela Loi si è fatto il prestito alla Findomestic per pagare il trasporto della bara della figlia in Sardegna. Questa è storia, questa è la storia d’ Italia, questa è la storia di questa nazione, di questo popolo che ha ucciso e ha fatto istaurare un sistema. Lasciamo perdere chi sono i mandanti occulti,, le indagini, vedrete nei prossimi mesi e nei prossimi anni quello che verrà fuori, le porcherie che hanno combinato in termini di azioni ed omissioni su quelle indagini. Non voglio parlare di cose delle quali parleremo dopo perché bisogna avere il coraggio anche quando si processa la mafia di processarla con le prove, con gli elementi, non con i finti pentiti altrimenti alle sentenze non ci crede nessuno, sono solo delle burle. Vi faccio una riflessione da poliziotto, da poliziotto semplice, da poliziotto di strada, di uno che è cresciuto facendo il proprio mestiere: se qui c’è una banca e c’è una rapina e i rapinatori scappano col bottino nella borsa, poi danno l’ allarme. A un chilometro da qua la Polizia ferma una macchina in corsa e trova un signore con la borsa e quelle sono le mazzette rubate nella banca perché c’è la matricola nella fascetta, secondo voi che prove più ci vogliono per stabilire che quello è il rapinatore? Ci vuole la dichiarazione del notaio, che cosa altro ci vuole? E’ chiaro che i ladri sono loro. Bene, in Italia c’ era una Repubblica, c’ era un sistema, un sistema di corrotti, un sistema di delinquenti, di tangentisti ma c’era un sistema, c’era un Parlamento, c’era un Presidente della Repubblica che si chiamava Francesco Cossiga, che aveva rappresentato il peggio della politica italiana, il peggio della democrazia cristiana, il peggio nella scellerata gestione della lotta al terrorismo come Ministro dell’ Interno ma un uomo che giunto alla fine del settennato, della sua carriera, fulminato sulla via di damasco aveva cominciato a picconare il sistema, a colpire a destra, a manca e i primi che colpiva erano proprio i suoi, quelli della democrazia cristiana. A quell’uomo fecero l’empechement a quel punto perché quell’ uomo che avevano sostenuto, che avevano votato tutti, compresi quelli della sinistra e avevano appoggiato a diventare Presidente della Repubblica, quando cominciò a picconare lo fecero dimettere. Dovevano creare uno Stato nuovo, dovevano creare la seconda Repubblica e fecero le stragi. Chi c’è andato al governo dopo le stragi? Chi ha vinto le elezioni? Quale partito è nato dalle ceneri, dal sangue di quei del 23 maggio e del 19 luglio? A chi sono servite quelle due stragi? Non serve la prova della fotografia del rapinatore dentro la banca. Io lo avevo visto scappare a un chilometro da qua con la borsa in mano e con i soldi rubati dentro la banca, è la stessa cosa!Questa è la verità, questa è la vera verità scomoda che hanno impedito di affermare in Italia e che vogliono impedire e quindi ogni scusa è buona. Io adesso mi scuso di avere rubato qualche minuto in più, ma devo fare una dichiarazione solenne. Io sono stato sentito l’altro giorno per una giornata intera a Caltanissetta, ho dato il mio contributo ai magistrati che stanno riaprendo le indagini su quelle stragi, io confido molto nella serietà e nell’onesta dei magistrati che in questo momento, sia a Palermo sia a Caltanissetta e sia a Firenze, stanno rivedendo alcuni aspetti di quelle vicende. Paolo Borsellino era entrato in un gioco più grande di lui, Paolo Borsellino aveva sentito Mutolo, Mutolo gli aveva fatto il nome di due persone, in particolare di Bruno Contrada e del giudice Signorino. Dopo che il giudice Signorino è stato interrogato a Caltanissetta per una giornata intera, siamo partiti insieme, lui con la sua macchina ovviamente e noi con la nostra. Lui andava più veloce, è arrivato a Palermo prima di noi, noi stavamo entrando a Palermo e ci hanno chiamato dicendoci che si era suicidato e per suicidarsi vuol dire che qualche motivo, poveretto, l’aveva,poveretto perché di fronte alla morte. Io ho assistito purtroppo alla sua di morte e poi ho assistito alla morte di un altro magistrato che è il procuratore di Cagliari, Luigi bombardini, anche quello suicidatosi dopo che lo abbiamo interrogato con gli elementi, con le prove in mano, coi contatti telefonici, coi tabulati che Caselli gli contesto uno per uno. Questi due magistrati, colpevoli o innocenti che fossero,i morti non si processano più e vanno rispettati, hanno avuto il coraggio di uccidersi e di suicidarsi. I magistrati di Catanzaro su cui stavamo indagando col Dott. De Magistris, pur nostro malgrado il coraggio di suicidarsi non lo hanno avuto e hanno fatto pure carriera e il Dott. De Magistris è stato cacciato e io sono stato cacciato, inquisito e perquisito solo per avere fatto delle indagini su dei magistrati collusi con la politica. Questa è la verità. Paolo Borsellino aveva degli appunti, aveva delle annotazioni, Paolo Borsellino era andato al Ministero dell’ Interno dove c’era il capo della Polizia Parisi, Paolo Borsellino tentarono di fermarlo al Ministero dell’ Interno probabilmente non Parisi e probabilmente qualche altro che ricorda di non averlo incontrato, Paolo Borsellino non usava i computer a differenza di Falcone che provvederono a cancellare, Paolo Borsellino usava un’ agenda, un agenda rossa dell’ arma dei Carabinieri che gli aveva regalato Carmelo Canale puntualmente come ogni anno. Quell’ agenda è sparita dalla borsa in pelle che avete visto, quella borsa in pelle io l’ho esaminata, c’era intatto il costume di nylon blu, c’era il telefonino microtac, era incendiato perché era uscito dalla borsa, dentro la macchina era caduto durante l’ attentato. Di quel telefonino è rimasto un reperto che un familiare ha ricevuto, ha consegnato il telefonino alla procura perché era proprietà dello Stato, non lo era la batteria, la seconda batteria che il magistrato si era comprato. Questa è la batteria dello Star-Tac del Motorola che si è trovata intatta sul luogo della strage. La vedete ancora annerita – scusate mi commuovo perché ho visto quelle scene terribili che non dimenticherò mai -, questa è la batteria del cellulare microtac di Paolo Borsellino che porta ancora i segni di quell’incendio, di quella esplosione e che è resistita alla strage e che rappresenta oggi il riscatto degli italiani onesti. La batteria che è infiammabile è rimasta e l’agenda è sparita, in quell’ agenda ci sta lo schifo di questa nazione su cui hanno costruito i destini d’ Italia. Questo non può più essere consentito.


Pino Maniaci: Dott. Genchi, c’è una sentenza dal Tribunale che dovrebbero restituirgli gli archivi, e questi archivi non vengono restituiti. Allora questo è un altro punto di riferimento, parliamo della magistratura e di una magistratura che si contraddice in sostanza

Dott. Genchi : No, la magistratura fortunatamente ha ancora al proprio interno i canoni dell’ indipendenza. Mi riferisco in particolare agli uffici della magistratura giudicante, di quei giudici che lavorano in silenzio che sgobbano, che scrivono le sentenze, che fanno onestamente il proprio lavoro e che non ambiscono agli strapuntini e agli incarichi di governo. A questi magistrati deve essere rivolta la solidarietà dei cittadini onesti e della gente per bene. Il problema non è la magistratura, qualcuno vuol far capire che in Italia il problema sia la magistratura. Il problema è l’affermazione di una nuova logica che travalica i partiti, che travalica i movimenti, che travalica le stesse strutture ideologiche o paraideologiche che hanno vinto le elezioni. Hanno svenduto un partito quale alleanza nazionale e lo hanno fatto confluire in un altro, mi hanno scritto i ragazzi di Azione Giovani insieme ai ragazzi di estreme sinistra che volevano organizzare delle manifestazioni. Mi hanno scritto e mi hanno detto infondo Alemanno ci sta accontentando, sta intitolando una via a Craxi a Roma, sta intitolando una via a Craxi per quegli stessi giovani del fronte della gioventù nel 2003 all’uscita del Raphael avevano gridato via Craxi dallo Stato, adesso Alemanno gli sta intitolando la strada: Via Craxi. De Magistris parla di una nuova P2, io che sono andato un po’ più avanti nelle indagini da quando a lui gliele hanno tolte, mi permetto di dire che forse l’espressione non è perfettamente corretta in termini storici e politici: questa è peggio della nuova P2, Licio Gelli, forse, al cospetto sembrerebbe, rappresenterebbe un campione di democrazia. Il soggetto di vertice che io ho trovato in rapporto con il magistrato che mi sta indagando è un soggetto che è stato cacciato dalla p2 di Licio Gelli per indegnità. Quindi voi immaginate il capo di una banda di ladri che dopo avere fatto una serie di furti viene derubato da uno dei suoi ladri e lo caccia dalla banda, io vi chiedo, da un punto di vista morale, poi i giudici valutano le colpe di ognuno, secondo voi chi è il più indegno: il capo della benda dei ladri o il ladro che ha fregato il bottino alla banda e al proprietario? Ebbene io ho trovato questo soggetto, che ha un nome e ha un cognome, anzi di nomi ne ha due per la verità, l’ho trovato in rapporto telefonico, col telefono di casa, con la persona che mi sta indagando, che mi ha perquisito e queste erano le indagini che io stavo facendo e io sto pagando anche per questo. E non è che erano dei giorni a caso, erano i giorni della scalata all’ Antonveneta, erano dei giorni in cui furono filtrate le intercettazioni telefoniche di Consorte, che poi furono pubblicate sui giornali con Fassino da un preciso giornale, da un preciso giornalista che vedi caso è quello che mi ha provocato su Facebook per consentire poi che si affermasse la volontà di Gasparri secondo la quale io dovevo essere sospeso dal servizio. Bene, se mi consentite allora io spendo una lancia a favore di Gelli perché la P2 forse era un esempio di democrazia al cospetto di questo Stato che oggi queste persone vogliono affermare.



De Magistris riferendosi ai politici: “…..che siano persone per bene, che siano oneste e che non vogliano rubare."
Il Dott. Genchi: E poi possibilmente , se mi consentite, poi queste persone devono essere controllate perché chiunque fa un lavoro deve essere controllato, se non funziona il sistema dei controlli…. Io ricordo un particolare: dodici anni fa, tredici anni fa io mi occupai di un indagine, si era rifatto l’impianto dell’acquedotto di Trapani. Trapani sapete è una città dove ci sono stati sempre problemi idrici, al che venne fatto un progetto che venne finanziato, c’ erano fonti che venivano da varie parti, diverse centinaia di miliardi. Facendo un sistema elettronico di ingegnerizzazione , di calcolo, di telecontrollo si doveva studiare una captazione dai vari posti in cui si tirava l’ acqua in modo da far aumentare le risorse idriche per Trapani. Si sapeva quant’era l’acqua che l’acquedotto riusciva ad erogare e si spesero qualcosa come tre, quattrocento miliardi delle vecchie lire per questo sistema. Alla fine dei lavori, fatti ovviamente malissimo, progettati ancora peggio,l’ acquedotto rendeva il 20,il 25% di quanto rendeva prima. Praticamente quei tre-quattrocento miliardi avevano dato più da mangiare che da bere. Si sono fatte le indagini ed è venuto un governo che ha cambiato al legge, ha fatto una legge mi pare sul giusto processo o qualcosa del genere. Praticamente questo giusto processo era qualcosa che doveva servire per aumentar ei termini di tutta una serie di cose e sostanzialmente tutto prescritto, tutto a carte per aria, ci abbiamo pure rimesso le spese delle indagini. Questa è la realtà contro la quale bisogna lottare. La giustizia deve essere efficace, deve essere veloce e non deve perseguire o perseguitare solo l’extracomunitario, il tunisino, il marocchino o il rumeno e se il rumeno non c’è se ne trova uno qualunque tanto interessante che sia rumeno, purchè sia rumeno e si risolve il tutto. La giustizia deve funzionare per tutti, sia che abbiano i jeans, sia che abbiano la cravatta, sia che abbiano la camicia, il colletto bianco o i jeans, o i colletti sporchi. Perché spesso in Italia la giustizia quando comincia a trovare i colletti, quelli sporchi, si ferma e quando lo sporco è lo sporco di sangue manco riesce a partire. Questo è il vero riscatto, la vera rivoluzione che la gente, il popolo deve pretendere da uno Stato. Perché uno Stato che non riesce a dare la verità e giustizia non potrà mai dare né libertà né risorse umane, né lavoro, né diritti perché al giustizia e la verità è il primo bene di una qualunque comunità sociale perché si possa chiamare Stato.Domanda dal pubblico: Dott. Genchi, da cosa trae la forza per andare avanti, per lottare?Dott. Genchi: Io ti ringrazio per la domanda perché mi dai l’opportunità di dare un messaggio. Intanto devo dire che questa vicenda, a parte la fortuna di avere forse scoperto i miei figli che hanno la tua età, e averli scoperti e sentiti vicino come mai da padre io avevo sentito i miei figli, mi ha fatto sentire il calore e la vicinanza di tanti ragazze e ragazzi, come te. E’ stato qualcosa di impressionante, 127.000 e-mail e messaggi su Facebook, gente che peraltro inizia a insultarmi perché non ho il tempo di rispondere. Fra tutti cito quello di una ragazza, una ragazza dell’ Aquila, una studentessa universitaria, una ragazza scritta in giurisprudenza che mi aveva scritto prima del terremoto, mi aveva dato la solidarietà, aveva scritto un’e-mail bellissima e mi aveva detto che voleva fare il Commissario di Polizia, voleva dei consigli, voleva essere aiutata e indirizzata in quel lavoro. Quella ragazza non l’ho più sentita dopo il terremoto, sono preoccupato, ho cercato in tutti i modi di raggiungerla. L’unica notizia che ho avuta è stata che la sua casa era stata distrutta. Ho cercato d’informarmi, dicono che questa protezione civile funzioni, funziona forse a comprare le magliettine di quello che le fa o di far funzionare le imprese a cui affidano i lavori, comprese quelle a cui fanno fare le carceri, le caserme pagandogliele cinque volte quello che valgono per poi togliere pure i soldi della benzina e dello straordinario dei poliziotti che poi non possono più fare le indagini in Italia. Questo è un altro capitolo. Qualche giorno fa ho avuto una sorpresa: ho aperto il palmare e quella ragazza mi ha scritto e mi ha detto“ Dottore sono riuscita oggi ad avere la pennetta ed il mio computer, ho perso mio fratello e mio zio nel terremoto. Ho acceso il computer ed il primo pensiero è stato di scrivere a lei perché sicuramente sarà stato in apprensione per me”. Questo fra i migliaia di messaggi che ho ricevuto è stato veramente il più forte, il più commovente, i tantissimi ragazzi… Mi diceva un giornalista studioso di marketing che cura diverse trasmissioni e che ha intervistato pure il Dott. De Magistris, Klaus Davi, che hanno fatto un sito per sondare le aspirazioni dei giovani, per fare degli studi di mercato interessanti per l’avvio dei giovani alle professioni, al lavoro, alle aziende perché ancora c’è qualcuno che queste cose le studia con intelligenza , mi ha detto Dottore, lei forse non ci crederà, fra le professioni per cui i ragazzi hanno espresso la maggiore vocazione non c’era scritto il poliziotto, il carabiniere, il finanziere,il magistrato… Io voglio fare il Genchi, credetemi questa cosa mi ha dato una commozione,dice io voglio lavorare accanto ai giudici, voglio lavorare con ai magistrati,voglio lavorare con la polizia, voglio lavorare con i carabinieri, coi computer, cioè voglio dare un mio contributo di intelligenza, d’ingegno e mi ha fatto veramente riflettere come forse proprio i giovani, i ragazzi della tua età, gli studenti universitari sono stati i primi a capire la mia vicenda, che poi era la vicenda del giudice De Magistris che è la vicenda dei magistrati di Salerno e sono stati i primi a ribellarsi. Voi siete stati la nostra forza, noi credetemi, abbiamo pensato principalmente a voi perché nessuno pensava di fare quello che noi oggi stiamo facendo. Luigi De magisteri voleva continuare a fare il magistrato e io con lui speravo di concludere quei processi come ne avevamo già conclusi altri con tanti altri magistrati e non lo facevamo per vana gloria, lui per diventare deputato e io per diventare chissà chi. Io ero un illustre sconosciuto e come tale volevo rimanere, se avessi avuto la bramosia di mettermi in mostra in venticinque anni con le cose che ho fatto chissà quante occasioni, quante passerelle, quante telecamere, quante trasmissioni televisive, quanti inviti da Vespa ho rifiutato. Noi abbiamo lavorato e stavamo lavorando nel tentativo di darvi un’ Italia migliore di quella che i nostri padri hanno consegnato a noi con tutti questi lestofanti. Fino ad oggi i lestofanti hanno avuto la meglio, noi siamo uno a zero però la palla è al centro, la palla è in mano a voi che adesso avete la possibilità di utilizzarla e scagliarla contro chi ha lottato e ha cercato di devastare il vostro destino. Vi vogliono affamare, vi vogliono togliere la speranza, vi vogliono togliere tutte le opportunità nel nome di un affarismo che con le banche, coi Parmalat, coi Bond, con i cali azionari, con i furti delle banche, degli interessi, con le truffe dei fallimenti, con tutte le magagne di Stato che organizzano per cui in un colpo solo riescono a rubare miliardi e miliardi, e poi noi andiamo a inseguire il povero ladro che va a rubare un secchio d’uva e facciamo sembrare come se fosse chissà che, ecco è anche a questo che bisogna ribellarsi e voi siete i protagonisti del vostro futuro, amministratelo bene, studiate prima di tutto, crescete culturalmente, non separatevi dai vostri computer, utilizzateli al meglio delle loro possibilità perché quegli strumenti oltre ad essere dei grandi strumenti di democrazia, sono dei grandi strumenti di cultura. L’Italia è nelle vostre mani.

venerdì 13 marzo 2009

Toccante intervento di Salvatore Borsellino a Trapani.


Ragazzi buongiorno.


Mi rivolgo in particolare ai ragazzi perché mio fratello riponeva veramente tanta fiducia nei ragazzi quindi mi rivolgo soprattutto a loro. Vi ringrazio di essere qui così numerosi.A Messina mi sono state negate una dopo l’altra le aule in due facoltà : in quella di Economia e di Economia Politica perché evidentemente non ritenevano costruttivo che io andassi a parlare in quelle università e non lo ritenevano perché io vengo considerato un sovversivo .Io vengo considerato un sovversivo semplicemente perché chiedo Giustizia,perché a fronte del fatto che per la strage di via D’ Amelio ci sono tanti mafiosi che sono stati condannati all’ergastolo,che sono condannati a tanti anni di galera, ci sono però i veri mandanti di quelle stragi che invece non sono stati ancora neanche processati. Le indagini che li hanno riguardati sono arrivati fino a un certo punto e si sono fermati, di conseguenza oggi non sappiamo tante cose di quella strage. Non sappiamo quale esplosivo è stato adoperato, non sappiamo da dove è stato premuto il detonatore che ha causato quella strage, non sappiamo tante cose e queste cose non si possono sapere. E al momento in cui i processi arrivano ad un certo punto inspiegabilmente, o non tanto inspiegabilmente vengono bloccati. Non sappiamo niente del castello Utveggio dove c’era un centro del Sisde, un centro dei servizi segreti civili,dal quale come Gioacchino Genchi ha potuto dimostrare e come si legge dalla sentenza del Borsellino bis, quasi sicuramente è stato azionato il detonatore che ha causato quella strage. Non sappiamo e non possiamo sapere chi ha sottratto l’ agenda rossa di Paolo Borsellino dalla sua macchina ancora in fiamme perché anche quel processo nel momento in cui è arrivato alla fase dibattimentale è stato addirittura bloccato tramite un assoluzione assurda in fase di udienza preliminare dal giudice per le udienze preliminari ed il ricorso , eccezionalmente motivato dalla procura di Caltanissetta, contro questa assoluzione in Cassazione è stato bloccato, è stato respinto ed io sto aspettando ancora le motivazioni di questa sentenza di rigetto di questo ricorso della procura di Caltanissetta. E io mi chiedo come si può fare a non arrivare ad un processo per un uomo che è stato fotografato mentre si allontanava dalla macchina di Paolo ancora in fiamme con la borsa di cuoio di Paolo ancora in mano, borsa che sicuramente conteneva l’ agenda rossa di Paolo perché esistono le testimonianze di sua moglie e di sua figlia che gliela avevano vista mettere. Evidentemente queste cose non si possono sapere, io mi aspetto di leggere che cosa c’è scritto in quella motivazione perché per me è una cosa assurda che si possa fermare questo tipo di processo. Allora se dovesse arrivare una fotografia di chi nella stanza del castello Utveggio preme il detonatore che ha causato la strage di via d’ Amelio cosa faranno? Riusciranno a bloccare anche quel processo? E io per il fatto che continuo a chiedere Giustizia, che non mi rassegno, che grido, che cerco di fare indignare la gente di fronte a questa mancanza di giustizia, a questa giustizia negata vengo considerato un sovversivo e perciò non ho spazio sugli organi d’informazione e devo girare l’ Italia, come giro, cercando di parlare ai giovani, cercando di fare arrabbiare la gente. Vedete, è una brutta parola quella di far arrabbiare la gente, ma se non è una rabbia distruttiva ma è una rabbia che serve a costruire secondo me la rabbia è giusto che ci sia, è giusto che ci sia anche quella. Io vedete, vi potrei fare commuovere, vi potrei raccontare delle cose terribili relativamente a quella strage, vi potrei raccontare quello che mi raccontò Gioacchino Genchi che arrivò due ore dopo la strage in via D’Amelio e vide i pezzi di Emanuela Loi che si staccavano ancora dall’ intonaco nel quale quella bomba li aveva schiacciati, vi potrei raccontare queste cose. Ma io quando alla fine dei dibattiti mi vengono a dire che li ho fatto commuovere io gli dico che non sono riuscito a fare quello che dovevo fare: io vi voglio soltanto fare indignare perché questa strage del ’92 ancora non ha i suoi responsabili. E sapete perché non si hanno ancora i suoi responsabili? Perché per averli sarebbe necessario quello che Leonardo Sciascia dichiara che non può succedere, sarebbe necessario che lo Stato processasse se stesso perché io ritengo che la strage di via d‘ Amelio sia stata una strage di Stato, l’ultima che è seguita a quelle innumerevoli stragi di Stato che in Italia da Portello della Ginestra in poi si sono succedute una dietro l’ altra e che sono state stragi di cui non si sanno i mandanti, non si sanno gli esecutori, non si sa neppure il motivo per cui sono state fatte anche se il motivo si può ben riconoscere. Il motivo è perché queste stragi sono servite per indirizzare gli equilibri politici del nostro paese; così come l’ultima strage, quella del ’92. Perché su quella strage, sul sangue di quella strage si fondano oggi quegli equilibri che reggono questa disgraziata nostra seconda Repubblica. Questa è la verità.Io ringrazio il prefetto Sodano per averci mandato quelle nobilissime parole, perché il prefetto Sodano è una di quelle persone che è l’ esempio vivente di come oggi si uccidono i giudici. Oggi vedete, i giudici non si uccidono più, oggi i metodi che hanno portato all’ eliminazione di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono cambiati,oggi i metodi usati sono altri perché quelle stragi provocavano necessariamente la reazione dell’ opinione pubblica, provocavano necessariamente la reazione dello Stato e quindi i metodi sono stati cambiati per quello. Perché vedete, lo Stato in Italia non ha mai avuto una volontà autonoma di combattere la criminalità organizzata e la lotta alla criminalità organizzata è venuta sempre da settori dello Stato, da settori della magistratura, da settori delle forze dell’ordine; da settori dello Stato ma non dallo Stato nella sua totalità perché lo Stato al contrario con la criminalità organizzata e con la mafia ci ha sempre convissuto e tanto più ci convive oggi. Io credo che quell’ ingaggio con la criminalità organizzata nelle sole nostre zone del sud, oggi si sia esteso in maniera tale d’aver riempito, di essere arrivato in tutto il nostro paese. Io credo che la cosa peggiore sia proprio che questa criminalità organizzata si sia oggi penetrata addirittura all’ interno delle Istituzioni . E ritengo che il più grosso villipendio alle Istituzioni non sia il fatto che qualcuno chieda a un Presidente del Senato quali possano essere state le sue frequentazioni e con chi possa aver stretto società prima di arrivare a quella carica, io credo che il più grosso villipendio alle Istituzioni sia che persone che non sono degne di occupare quel posto occupino delle Istituzioni. Questo è il vero villipendio alle Istituzioni. Io credo che il più grosso villipendio alle Istituzioni sia che una persona che è il nostro Presidente del Consiglio con la mano sulla spalla di un pregiudicato, che è purtroppo anche senatore della nostra Repubblica, proclami Mangano eroe, che proclami a eroismo l’omertà. Questo è quello che è stato fatto. Quel Presidente del Consiglio in un’ archiviazione di un processo che non è potuto andare avanti, che non potrà andare avanti perché un lodo fatta da un sedicente Ministro della Repubblica, il lodo Alfano, impedisce di poter addirittura indagare le quattro più alte cariche della nostra repubblica. Gli assicura l’impunità. E questa persona che veniva chiamata alfa, e beta, lui insieme con Dell’ Utri, in una sentenza di archiviazione di un processo che come tanti non è potuto andare avanti con la mano sulla spalla di Dell’ Utri che è fondatore di uno dei partiti che oggi ci governa ha proclamato Mangano un eroe. Io ritengo che i veri eroi siano altri,i veri eroi sono persone come Agostino Catalano,come Claudio Traina, come Emanuela Loi, come Vincenzo Li Muli, come Walter Cusina : quegl’ uomini che soltanto con il loro corpo hanno protetto Paolo al momento in cui suonava il campanello della casa di via D’ Amelio. Perché quella piazza avrebbe dovuto essere sgombra di macchine, come gli stessi componenti della scorta avevano chiesto al Capo della Polizia, al Ministro dell’ Interno, invece era piena di macchine e tra queste una macchina piena di tritolo. Io voglio fermarmi qui, poteri parlarvi per ore delle cose terribili che non trovate nei mezzi di informazione perché purtroppo oggi non esiste un’ informazione libera. Oggi esiste una stampa che si autocensura: il peggio che possa succedere perché noi siamo un popolo di schiavi, un popolo che ci piace mettere la testa bassa ed avere qualcuno che ci tenga il piede sulla testa. Allora vi voglio lasciare semplicemente con un messaggio di Paolo che era rivolto a voi giovani ed è quindi mio dovere, che sono qui soltanto perché sono fratello di Paolo Borsellino e per nessun altro mio merito, riportare quella frase. Paolo l’ultimo giorno, alle 5 del mattino del 19 luglio scrisse una lettera, una lettera che era indirizzata a dei giovani come voi e quella lettera che comincia con una frase terribile perché Paolo parlando della sua vita di quei giorni, quei giorni in cui diceva: devo fare in fretta, devo fare in fretta; perché sapeva che i suoi giorni erano contati, era questione di ore perché dovesse arrivare la morte per lui. Paolo in quei giorni sapeva addirittura che a Palermo era arrivato il carico di tritolo per lui eppure ha cominciato quella lettera così parlando dell’ assassino di Falcone: “ La mia città si è di nuovo barbaramente insanguinata ed io non ho più tempo da dedicare neanche ai miei figli perché dormono al mattino quando esco da casa e che la sera, quando rientro quasi sempre nelle ore notturne, trovo nuovamente addormentati”. Questa era la vita di Paolo in quei giorni, giorni in cui Paolo diceva a mia madre che non faceva più le coccole alla sua figlia più piccola nell’ illusione che quando l’avessero ucciso i suoi figli potessero sentire meno la sua mancanza. Eppure paolo, in giorni terribili come quelli finisce la sua lettera con questa frase che è una frase per voi. Paolo dice: “ sono ottimista perché vedo che verso la criminalità mafiosa i giovani, siciliani e non, hanno oggi un’ attenzione ben diversa di quella colpevole indifferenza che io mantenni fino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di combattere la mafia di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”. Queste sono parole per me terribili perché Paolo parlando di se stesso parla di colpevole indifferenza e parla di indifferenza soltanto perché fino agli anni ’80, quando Rocco Chinnici lo chiamò a fare parte del pool, lui era stato magistrato civile e cominciò ad occuparsi di penale, e quindi della lotta alla criminalità organizzata solo a quarant’anni e parlando di se stesso parla di colpevole indifferenza. E allora cosa dovrei dire io che dalla Sicilia me ne sono andato a ventisette anni perché pensavo di non riuscire a vivere in un paese come questo in cui per ottenere un lavoro avrei dovuto chiedere dei favori e poi quei favori, a mia volta, avrei dovuto restituire. Ma io ho fatto una scelta egoistica, ho fatto una scelta per me stesso ed è stata una scelta sbagliata perché adesso quella criminalità organizzata da cui credevo di fuggire oggi me la ritrovo in tutto il nord e più forte che qui. Perché oggi la criminalità organizzata è tutt’altro: è riciclo di capitali che sono ingentissimi, pari al prodotto interno di un paese che vengono impiegati per l’ acquisizione di aziende, per entrare nel mercato azionario e poi è vero che non si vedono più i morti. Ma cosa credete, che non sia anche morire essere licenziati da un’ azienda perché chi ha acquisito quell’ azienda lo ha fatto soltanto per il riciclo di capitali? Non è morire anche questo? Vedersi sottrarre delle inchieste come sono state sottratte a De Magistris, a Clementina Forleo nel momento in cui erano arrivati ad attaccare i fili scoperti del nostro sistema di potere. Non credete che sia morire per il procuratore Capo della Repubblica di Salerno essere privato dello stipendio e della funzione semplicemente per non aver fatto altro che il suo dovere, per avere indagato sulla Procura di Catanzaro in quella che viene presentata come una guerra tra procure dalla solita stampa che tende a mistificare le notizie, quando invece era potere del Procuratore Capo di Salerno indagare sulla Procura di Catanzaro. Non credete che sia morire anche questo? Io tremo ancora a pensare quelle parole di Paolo quando parlando di se stesso parla di colpevole indifferenza che io mantenni fino ai quarant’anni. E io mi chiedo cosa dovrebbero dire tanti di noi, cosa dovrebbero dire tanti della mia generazione quando grazie all’ indifferenza di tanti di noi che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone hanno potuto essere uccisi.


Salvatore Borsellino.

mercoledì 18 febbraio 2009

Italia, VERGOGNATI!




Questo individuo,il cap. Arcangioli si allontana con in mano la borsa di Paolo Borsellino contenente l'Agenda Rossa del Giudice, che ha rubato. Oggi la cassazione ha respinto il ricorso contro l'archiviazione del processo sull'agenda rossa, ha quindi assolto questa persona, la cui colpevolezza è evidente....Queste persone, queste Istituzioni mi fanno schifo. La Cassazione che dovrebbe esser garante della legge, della Giustizia e che invece si presta a meschini e squallidi giochi di potere,di patti, segreti che piegano,straziano questo paese.E questo accade da molto tempo ormai,senza che nessuno batta ciglio.Ma dov'è la gente?Cosa fa?Dovrebbe esser riversa nelle piazze, davanti alla Cassazione a difendere il "suo Giudice" che per l'ennesima volta viene colpito,ferito da quello stato per cui lui ha lottato fino all'ultimo,quello stesso stato che lo ha tradito, lo ha ucciso fisicamente, che gli ha voltato le spalle.... lo stesso cui Paolo con estremo atto d'amore gli ha donato la sua vita...E come è stato ricompensato? Nel modo peggiore, uno stato che si è fuso con la mafia,che non ha più alcuna credibilità,che ha distrutto la dignità, la memoria di questo paese,uno stato colluso,traditore,infame. Uno stato che per me da oggi non ha alcun significato,come le persone che lo governano e a cui non riesco che augurare il peggio.Hanno ferito il mio Giudice ancora una volta e io non li perdono,sono incazzata e gli prometto che la pagheranno,che anche per loro arriverà il conto e pagheranno per tutto il male che hanno e continuano a fare, non avrò pace fino a che non li vedrò marcire in galera.Il mio pensiero va adesso a Paolo, sperando che non veda quanto in basso sia caduta la sua Italia, la sua Sicilia,che non senta l'ennesima ferita inflitta... Paolo, non siamo degni di un uomo come te,perdonaci. Perdonaci per tutte quelle volte che non ti abbiamo difeso come avremmo dovuto, per tutte quelle volte che abbiamo permesso che si attentasse al tuo impegno, perdonaci se ci sottomettiamo a coloro che ti hanno ucciso fisicamente, perdonaci se abbiamo loro permesso di governare questo paese, perdonaci se la rabbia della gente dopo quel maledetto 19 luglio anzichè trasformarsi in lotta e riscatto è andata via via sbiadendo....perdonaci Paolo, perdonaci.... Siamo piccoli uomini...Paolo ti prometto però che io mai dimenticherò,che mi impegnerò affinchè ti venga resa giustizia, affinchè questo divenga il bellisssimo paese che tu sognavi, affinchè questi criminali vengano smascherati... Paolo io ti difenderò,perchè non posso sopportare che continuino a farti del male quando dovrebbero solo vergognarsi.... Paolo ti voglio bene!!
DALLA PREGHIERA LAICA DI ANTONINO CAPONNETTO AI FUNERALI DI PAOLO BORSELLINO"Ma io vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non e' solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto fino al sacrificio dovra' diventare e diventera' la lotta di ciascuno di noi, questa e' una promessa che ti faccio solenne come un giuramento".Te lo prometto Paolo.Valentina

19 luglio 2009


Buona giornata a tutti,volevo informarvi di una grande manifestazione che si sta organizzando per il 19 luglio 2009. luogo di ritrovo sarà la via d' amelio a palermo, in cui tutti andremo con in mano un agenda rossa.: un agenda simbolo dei segreti su cui si fonda la nostra repubblica e i suoi equilibri.L' agenda rossa fu sottratta dalla borsa di Paolo Borsellino pochi istanti dopo la strage. Quest' agenda gli fu regalata dall'arma dei carabinieri, Paolo la portava sempre con sè e vi annotava tutto.Noi NON DIMENTICHIAMO e manifesteremo per chieder che venga fatta Giustizia, che si resa la Verità agli italiani.per questi motivi e molti latri ancora vi chiedo di partecipare alla manifestazione. Dobbiamo essere in tantissimi, dovrà esser una manifestazione memorabile!! Ooltre che a Palermo, si organizzaranno delle manifestazioni parallele davanti ai più importanti palazzi di giustizia italiani, in modo tale da poter consentire a tutti di esser parte della manifestazione, seppur non a Palermo.detto ciò invito mcoloro che vorranno partecipare ad iscriversi al seguente gruppo: http://www.facebook.com/profile.php?id=1381335051&ref=profile#/group.php?gid=59930493899&ref=nf all'interno del gruppo troveranno i seguenti eventi associati: )CHI POTRA' ARRIVARE AUTONOMAMENTE A PALERMOhttp://www.facebook.com/event.php?eid=49969814434 2)CHI VUOLE ESSERE A PALERMO MA NON SA COME ARRIVARCI(QUINDI DEVE LASCIARE UN MESSAGGIO IN BACHECA PER DIRE LA CITTA' MAGARI LA PIU' GRANDICELLA PER CHI ABITA UN PO FUORI)COSI' POSSIAMO COMINCIARE AD ORGANIZZARCI CON I PULLMAN O ALTRO(POTRESTE SEMPRE INDICARE TRA PARENTESI LA MODALITÀ' DI PARTENZA PERCHE' ALCUNI HAN PARLATO DI AEREO.http://www.facebook.com/event.php?eid=55793537055 3)CHI POTRA'ESSERE PRESENTE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI BOLOGNAhttp://www.facebook.com/event.php?eid=50881942495 4)CHI POTRA' ESSERE PRESENTE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANOhttp://www.facebook.com/event.php?eid=67434940585 5)CHI POTRA' ESSERE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI FIRENZEhttp://www.facebook.com/event.php?sid=c0ccb2ed1cc394ab1923c984213718ea&eid=50259799774 6)CHI POTRA' ESSERE PRESENTE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI GENOVAhttp://www.facebook.com/event.php?eid=129613325371 7)CHI POTRA' ESSERE PRESENTE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI ROMAhttp://www.facebook.com/event.php?eid=128259905017 8)CHI POTRA' ESSERE PRESENTE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI REGGIO CALABRIAhttp://www.facebook.com/event.php?sid=7877ebf8ac910bea954509cb4c5e1cbc&eid=127972550051 9)CHI POTRA' ESSERE PRESENTE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI NAPOLIhttp://www.facebook.com/event.php?eid=64860623000 10)CHI POTRA' ESSERE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI BARI.http://www.facebook.com/event.php?eid=64490233136 11)CHI POTRA' ESSERE DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI TORINOhttp://www.facebook.com/event.php?eid=50714758322 Vi invito ad aderire solo ad uno degli eventi. Per chi volesse venire a Palermo è importante che indichi anche il luogo di partenza,possibilmente una grande città vicina, ed eventuale mezzo gradito per giungere a Palermo in modo tale da poterci consentire di organizzarci con pullman e treni.per far ciò occorre che le adesioni certe vengano date con largo anticipo.Per chi manifesterà davanti a uno dei palazzi di giustizia italiani il programma verrà in seguito divulgato il programma.Vi invito inoltre a diffondere e invitare più persone possibile a tale manifestazione. Grazie per l'attenzioneValentina.

Morte della Giustizia.


di Salvatore Borsellino

Mi è arrivata in questo momento una notizia alla quale la mia mente si rifiuta di credere. Sono ormai abituato nei 17 anni che sono passati dall'assassinio di Paolo a continuare a vederlo ripetutamente massacrato da tutte le volte che è stata negata la giustizia per quella strage. Da tutte le volte che delle indagini sono state bloccate, che dei processi sono stati archiviati nel momenmto in cui arrivavano ad essere indagatii i veri autori di quella strage, i veri assassini di Paolo e dei ragazzi della sua scorta. I veri assassini : quelli che hanno procurato l'esplosivo di tipo miltiare necessario per l'attentato, quelli che dal castello Utveggio hanno premuto il pulsante del telecomando che ha provocato l'esplosione, quelli che in una barca al largo del golofo di Palermo attendevano la comunicazione dell'esito dell'attentato, quelli che si sono precipitati sul luogo dove le macchine continuavano a bruciare, calpestando i pezzi di quei cadaveri e camminando nelle pozzanghere formate dal sangue di quei ragazzi per potere prelevare l'agenda rossa di Paolo e insieme ad esse le prove della scellerata trattativa tra mafia e Stato. Quella trattativa per portare avanti la quale Paolo doveva essere eliminato, ed eliminato in fretta. Credevo di essere ormai abituato a tutto di riuscire a resistere a qualsiasi disillusione, a qualsiiasi venire meno della speranza di ottenere Giustizia, ma questa volta il colpo è troppo forte, questa volta non so se riuscirò a reggerlo.Il ricorso presentato in Cassazione dalla Procura di Caltanissetta, retta da Sergli Lari, a fronte della sentenza di assoluzione emanata dal GUP nei cofronti del Cap.Arcangioli era inoppugnabile. Quella sentenza grida vendetta sia per quanto riguarda la forma giuridica che la sostanza. Basta guardare, nelle fotografie e nei video, il Cap. Arcangioli. Si vede un uomo che si allontana dalla macchina con il suo bottino tra le mani per consegnarlo a chi gli ha ordinato di sottrare quella preziosa testimonianza autografa dello stesso Paolo suoi motivi del suo assassinio. Basta questo per capire che non possono essere in alcun modo accettae le motivazioni addotte dallo stesso Arcangioli per giustificare le innumerevoli e discordanti versioni date per giustificare le sue presunte amnesie sulle persone alle quali quella borsa era stata consegnata. Per riapparire poi, due ore dopo la sua scomparsa, sul sedile posteriore della macchina blindata di Paolo ma vuota del suo prezioso contenuto. Quell'uomo che si allontana dalla macchina a passo spedito, guiardandosi intorno con espressione sicura per verificare se quqlcuno lo sta osservando non è un uomo sconvolto, è un uomo sicuro di se e a cui non importa se è fatto di sangue e di pezzi di carne il terreno su ciui cammina. E' un uomo che sta compiendo una azione di guerra e deve portarla a termine. E se così non fosse, se il Cap. Arcangioli fosse innocente e non fosse lui ad avere sottratto quella agenda gli dovrebbe allora essere data la possibilità di difendersi in un pubblico dibattimento, di difendersi davani all'opinone pubblica da un'accusa così infamante con la stessa visibilità che è stata data ai processii dei coniugi di Erba, di Meredith, della Franzoni o alla pretesa agonia mediatica di un povero corp morto ormai da 17 anni come quello di Eluana. Ma la Giustizia in Italia è ormai marcia. Sono stati eliminati senza bisogno di tritolo quei giudici che hanno usato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione del sistema di potere. Sonoi stati intimoriti gli altri magistrati con gli esempi di provvedimenti disciplinari inauditi e di espulsioni dalla Magistratura. Provvedimenti ed espulsioni decretati per giudici che cercavano soltanto di ottemperare al giuramento prestato allo Stato al momento di intreprendere il loro servizio allo Stato. Quello Stato in cui avevano creduto e per servire il quale Paolo è stato ucciso.Si è ormai arrivati alla fase finale. Per legge si proclama che il nero è bianco e che la realtà non è quella che vediamo. è quella che DOBBIAMO vedere.LA GIUSTIZIA E' MORTA.

Non c'è pace senza Giustizia!


Si avvicina il 17° anniversario della strage di Via D'Amelio, 17 lunghi anni nel corso dei quali si sono alternati in me sentimenti assolutamente contrastanti.Prima l'esaltazione per quella che sembrava essere la reazione della coscienza civile a fronte di quelle due stragi così terribili e così riavvicinate.Quella reazione che aveva portato la gente, ai funerali dei ragazzi di Paolo, a cacciare a spintoni, a pugni, a schiaffi, tutti i politici che si disputavano i primi posti davanti a quelle bare. I primi posti, la dove potevano essere meglio ripresi dalle televisioni accorse da tutto il mondo per un evento così tragico come l'assassinio di due giudici, che tutto il mondo conosceva, a distanza di soli 57 giorni...Non importava che quelle bare fossero quasi vuote, non importava che le madri, i padri, i fratelli di quei ragazzi dovessero stare dietro a quella fila di avvoltoi con le loro facce compunte da occasione. Erano quelle stesse madri a cui la madre di Paolo aveva voluto baciare le mani una per una dicendo loro che avevano dato la vita dei loro figli per suo figlio. Ma per quegli avvoltoi quelli erano solo carne da macello, da mandare, indifesi, a far da scorta ad un giudice indifeso, anzi ad un giudice posto volutamente sotto l'obiettivo dei suoi assassini. Carne da macello per cui perdere il tempo di una messa, di un funerale, e poi da dimenticare, al massimo con la ricompensa, per chi aveva avuto la fortuna di morire, di una medaglia d'oro alla memoria. E di un indennizzo, come se si potesse indennizzare la perdita di un figlio, di un fratello, mandato a morire solo perché, per i "superiori interessi dello Stato", si era deciso che con quello che prima era il nemico da combattere si doveva invece ora trattare, stabilire una modalità di convivenza e di spartizione del potere.Ma nonostante un cordone di 4000 poliziotti fatti venire apposta da fuori della Sicilia perché nessuno dei compagni di quei ragazzi si sarebbe prestato a farlo, quei poliziotti non avevano potuto, o non avevano voluto, fare da schermo a chi non meritava di essere difeso e quel funerale stava per trasformarsi in un linciaggio.Poi i funerali di Paolo, con la gente che si accalcava, che cercava almeno di toccare la bara del suo giudice, che gridava "Paolo, Paolo, Paolo" con un urlo unico, continuato che faceva paura a chi doveva fare paura e che riempiva invece di speranza i cuori delle persone oneste. Che faceva credere che quel sogno per cui Paolo era morto si potesse ora realizzare grazie a quella massa di gente che dopo la morte di Paolo aveva trovato la forza di ribellarsi.Poi i lenzuoli, appesi ai balconi di Palermo, quei lenzuoli che volevano dire "io, che abito qui, con questo nome, con i miei figli, con la mia famiglia, non ho paura di questi criminali e voglio combatterli, Paolo mi ha dato il coraggio di farlo".Sembrava una promessa, la promessa di realizzare tutti insieme quel sogno per cui Paolo e i suoi ragazzi avevano dato la vita.Poi la illusoria risposta dello Stato, i detenuti per mafia trasportati a Pianosa e all'Asinara, il 41 bis, le leggi speciali. Illusioni, solo illusioni.Non c'è mai stata in Italia una volontà autonoma dello Stato di combattere la criminalità organizzata e questa lotta è sempre venuta sulla spinta di singoli settori dello Stato, di singoli uomini, magistrati, poliziotti, giornalisti, sindacalisti, che proprio per la loro solitudine sono stati additati alla vendetta di chi poteva così ben credere che eliminando loro quella reazione dello stato si sarebbe affievolita fino a spegnersi, o sino alla prossima strage. E con le stragi, da Portella della Ginestra in poi, sono stati pilotati gli equilibri politici in Italia, stragi di Stato. Stragi senza movente apparente, senza mandanti inchiodati alle loro responsabilità, solo qualche volta con degli esecutori processati e condannati. Ai quali però i tanti depistaggi e le complicità all'interno dei servizi deviati dello Stato sono spesso riusciti ad assicurare dorate latitanze in paesi lontani.Poi i collaboratori di giustizia, i processi. Uno di questi, Scarantino, che si autoaccusa del furto dell'auto che venne imbottita di tritolo, poi ritratta, poi riconferma ancora. Arrivano le condanne e gli ergastoli per i vertici dell'associazione mafiosa e per i tanti che hanno collaborato all'organizzazione della strage. Ma manca qualcosa. Non si sa, o non si vuole sapere, da dove è stato azionato il detonatore che ha innescato l'esplosione in Via D'Amelio, non si sa, o non si vuole sapere chi, a quale organizzazione appartenesse, chi lo ha azionato, non si sa o non si vuole sapere da dove sono partite tutte una serie di telefonate da cellulari clonati e in uso sia a componenti della criminalità organizzata che ad appartenenti a dei servizi dello Stato che, solo per carità di patria, possiamo chiamare deviati.C'è chi lo sa e, grazie alla sue tecniche avanzatissime e al software da lui stesso sviluppato e di cui dispone è in grado di dimostrarlo in base soltanto all'incrocio di dati prelevati da tabulati telefonici. Non da intercettazioni, ma dai dati relativi al semplice traffico telefonico ed alle celle che hanno gestito questo traffico. Si chiama Gioacchino Genchi, un vicequestore della polizia in aspettativa, che ha collaborato con le procure di tutta Italia e le cui consulenze hanno permesso di assicurare alla giustizia centinaia di criminali. Ma proprio per questo, per queste sue capacità, deve essere eliminato. Eliminato non con il tritolo, ma come si fa oggi, con metodi che non richiedono poi la necessaria reazione dello Stato per tacitare l'opinione pubblica. Con gli stessi metodi che sono stati adoperati per Luigi De Magistris, per Clementina Forleo, Luigi Apicella, cioè con la delegittimazione, con la condanna da parte di un CSM ormai asservito ed organico al potere e la rimozione dall'incarico e dalle funzioni. Cioè con la morte civile, con un metodo talmente ignominioso che oggi mi fa pensare che è meglio che Paolo sia stato ucciso con il tritolo piuttosto che in questa maniera. Se si fossero seguite le intuizioni di Genchi, che due ore dopo la strage del 1992 andò a bussare alla porta del Castello Utveggio per identificare le numerose persone che quel pomeriggio, un pomeriggio di domenica, vi si trovavano oggi i mandanti di quella strage sarebbero in carcere piuttosto che occupare le più alte posizioni nelle gerarchie istituzionali. Ma quei processi non sono stati fatti e non si devono fare ed è per questo che Gioacchino Genchi deve essere eliminato e non per un fantomatico archivio illecito che non esiste, composto infatti solo da tabulati telefonici legittimamente acquisiti su incarico delle procure e poi restituiti alla conclusione delle indagini ad essi relativi. Gli assassini o i loro complici hanno pensato a tutto, a quasi tutto, hanno pensato a proibire o rendere impossibili le intercettazioni ma hanno dimenticato un particolare, quello che può essere rivelato dalla tracciatura del traffico telefonico, ed ora sono costretti a uscire allo scoperto e ritornare sulla scena del delitto per fare sparire anche questa ultima traccia dimenticata. O almeno la possibilità di utilizzarla.
Si sa chi ha prelevato la borsa di cuoio di Paolo dalla sua macchina ancora in fiamme. Si sa perché esistono delle fotografie che lo ritraggono mentre si allontana tranquillamente con quella borsa in mano, ma non si sa, o non si vuole sapere, a chi ha consegnato quella borsa e da chi è stata sottratta l'Agenda Rossa che vi era contenuta. Una agenda nella quale Paolo annotava tutte le confessioni dei collaboratori di giustizia, le rivelazioni sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno dello Stato e le sue riflessioni di quei giorni tremendi in cui continuava a dire "devo fare in fretta, devo fare in fretta". In fretta, perché sapeva che sarebbe stato ucciso anche lui. Si sa, ma non si deve sapere, chi erano "alfa" e "beta", due nomi ai quali fa riferimento Paolo in un’ intervista fatta con due giornalisti francesi poco prima di essere ucciso e che è quasi un testamento, un messaggio a futura memoria, ma che proprio per questo non può essere vista, non deve essere vista, se non da quelli che caparbiamente la vanno a cercare su quello che ci è rimasto come ultimo baluardo di libertà in Italia: la rete. E su quello che non si sa, che non si può sapere, che non si deve sapere, i processi non riescono ad andare avanti, vengono bloccati, vengono depositate delle richieste di archiviazione con le quali gli stessi PM che stavano conducendo le indagini non sono d'accordo ma che vengono forzate da capi delle procure messi nel posto giusto al momento giusto o perché si trovassero in quel posto al momento giusto. E i giudici che vogliono arrivare sino in fondo, quelli che vogliono arrivare alla verità che non si deve sapere sono costretti a trasferirsi. Si sa che Paolo il 1° Luglio del 1992, mentre interrogava Gaspare Mutolo, fu chiamato dal ministro Mancino al Viminale, si sa perché fu lui stesso a dirlo, disse: "Mi ha telefonato il ministro, manco due ore e poi torno". Si sa perché la sera annotò sulla sua agenda grigia nella pagina di quel giorno, alle ore 19:30 un nome: Mancino. Si sa perché il procuratore Aliquò lo accompagnò sin sulla porta e lo vide entrare nella stanza del ministro. Si sa. Ma non si deve sapere, non si deve sapere di come Paolo sia rimasto sconvolto dalla comunicazione che doveva fermare le sue indagini, i suoi colloqui con i pentiti, perché lo Stato aveva deciso di scendere a patti con la mafia. E allora, pur di non farlo sapere si ricorre a pretese amnesie, a puerili esibizioni di calendarietti vuoti, a sostenere ignobilmente di non conoscere Paolo Borsellino, un giudice il cui viso in quei giorni era noto a tutti gli italiani, ma non evidentemente al Ministro dell'Interno che non ricorda di avere stretto, tra tante altre, anche quella mano. Per anni, per sette lunghi anni a fronte del muro di gomma contro cui si scontrava la mia ricerca di Giustizia e di Verità non sono riuscito più a parlare non ho più trovato quella forza che mi spingeva a portare ai giovani, soprattutto i giovani, nei quali Paolo riponeva la sua fiducia nel futuro, come scrisse in una lettera nell'ultimo giorno della sua vita, il messaggio mio fratello. Poi, dopo un viaggio di 800 chilometri a piedi sino a Santiago, fatto idealmente insieme a lui, quando "il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità" che ormai ammorbava l'aria nel nostro paese mi ha fatto capire che mai più sarei riuscito a sentire quel "fresco profumo di libertà" che Paolo aveva sognato fino all'ultimo istante della sua vita, la rabbia che giorno per giorno cresceva dentro di me non mi permise più di tacere. Capii che le cose dovevano essere chiamate con il loro nome, che la gente non poteva non sapere, non poteva continuare a credere che Paolo fosse stato un servitore dello Stato ucciso dall'antistato, dalla mafia. Doveva sapere che quello che era avvenuto il 19 luglio del 1992 non era altro che una strage di Stato. La gente doveva sapere che non c'erano più, forse non c'erano mai stati Stato e antistato, ma l'uno era ormai così saldamente radicato all'interno dell'altro da averne corrotto ogni meccanismo, da renderli ormai indistinguibili. Il disegno che era già partito alla fine degli anni '80 e che aveva avuto come epilogo le stragi del '92 aveva fatto nascere una seconda Repubblica fondata sul sangue di quelle stragi. E una repubblica fondata sul sangue, nata da una scellerata trattativa tra mafia e Stato per cui delle vite avevano dovuto essere sacrificate, fondata su un disegno criminale, mantenuta in vita da chi sa e non parla, da chi è complice o ispiratore ed è divenuto intoccabile, non può che avere la terribile deriva verso cui siamo avviati. Uno Stato in cui la giustizia viene imbavagliata o asservita al potere, in cui si vilipende la Costituzione e se ne disattendono i dettami, in cui si fa scempio della divisione dei poteri che ne costituisce il cardine, in cui si scatenano volutamente dei conflitti istituzionali senza precedenti, si pretende di governare liberi da ogni vincolo e da ogni controllo, si pretende di concentrare nel potere esecutivo ogni altro potere, si cancellano le decisioni della magistratura e si scatena un conflitto col capo dello Stato al solo scopo di consolidare il proprio potere anche se questo significa ferire nel profondo del proprio animo un padre, uno come potrebbe essere uno qualsiasi di noi che ha preso l'unica decisione che poteva prendere per rispetto della persona che un giorno era stata sua figlia. Oggi questa rabbia che ogni giorno mi cresce dentro e che non mi permette più di provare delusioni e subire scoraggiamenti, è quella che mi tiene vivo. E pure a fronte dello stesso muro di gomma contro il quale continuano a rimbalzare i miei colpi, oggi dai tanti sprazzi di luce che ogni tanto illuminano la scena di quella strage e ne delineano in qualche maniera i contorni, non è morta dentro di me la speranza che, se non io, i miei figli, tutti i giovani di oggi a cui è stato sottratto quella persona così semplice e così grande quale era Paolo Borsellino, possano arrivare a vedere vincere la Giustizia e conoscere la verità. E' vero, la nostra Repubblica non è mai stata così vicina all'orlo di un baratro di cui non si conosce il fondo, ma tra i giovani ci sono tante forze vive che non si faranno soggiogare come purtroppo ha fatto la mia generazione, non accetteranno di essere un popolo di schiavi e di servi che accettano di essere tenuti con la testa bassa sotto il tacco di chi sta sovvertendo i fondamenti della nostra Repubblica. Oggi, sulle tenebre che ancora avvolgono la strage di Via D'Amelio, dei lampi di luce riescono a fare meglio intravedere quello che ancora non si era mai riuscito a vedere. Se le rivelazioni di un nuovo collaboratore di giustizia, Spatuzza, non portano nessun elemento nuovo tanto da far credere che Scarantino non fosse altro che un cavallo di troia introdotto nel processo di quella strage proprio per potere poi arrivare ad una revisione, il "processo nascosto", quello che si sta svolgendo a Palermo e in cui sono imputati Mori o Obinu può portare, grazie alle rivelazioni fatte da Massimo Ciancimino, il figlio di Don Vito, dei fondamentali elementi di verità. In particolare sul fatto che la "trattativa" ci fu, Massimo Ciancimino ne è addirittura testimone oculare e parte attiva come corriere del padre, che iniziò dopo la strage di Capaci e non dopo la strage di Via D'Amelio come hanno sempre sostenuto i Ros, e che Don Vito Ciancimino volle essere sicuro che ne fossero informate le Istituzioni ed al livello più alto, al livello del ministro dell'Interno: Mancino. Ora per lui, che fu assegnato a quel posto d'urgenza, spostando ad altro incarico il precedente ministro, Scotti, diventa sempre più difficile tacere. Io non avrò pace finche non sarà fatta Giustizia. E finché non sarà fatta Giustizia non darò pace a chi sa e non vuole ricordare, a chi è complice e non confessa, a chi è ispiratore o mandante e non può essere processato. SALVATORE BORSELLINO
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