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venerdì 13 marzo 2009

io sto con Gioacchino Genchi! Perquisitemi!


Da poco ho appreso notizia della perquisizione dell’ abitazione e degli uffici di Gioacchino Genchi. Non capisco perché mai questa notizia mi abbia così sconvolto. D’altronde era molto prevedibile che ciò accadesse. Sarà un caso che laperquisizione parte su segnalazione della procura di Marsala, con procuratore Di Pisa? Saranno vere le voci di corridoio che vedono in uno dei membri del Ros un amico di Mario Mori? Coincidenze....ma io non cred alle coincidenze, soprattutto in questi casi. Ormai i potenti hanno davvero paura, credo temano di non riuscire ad occultare in tempo tutto, come da decenni hanno ben fatto. Il “nemico” è ben astuto e la loro paura cresce sempre di più e cercano di agire sempre più in fretta. Ma attenzione la paura è cattiva consigliera.Ormai in questa itaGlietta le parti si sono invertite, i criminali governano ed i giusti vengono perquisiti, attaccati, delegittimati. Cosa ci si può aspettare in fondo da un paese in cui si continua a legittimare un Presidente che è l’anti-giustizia fatta persona? Un Presidente che per la Costituzione non sarebbe potuto essere stato eletto….che controlla l’intera informazione ed è riuscito a crearsi un Governo, e anche Parlamento, ad personam.Un paese in cui 18 condannati siedono al Governo. Un paese in cui si permette di proclamare mangano eroe, si da la medaglia d’oro ad Andreotti e si vuol intitolare una via a Craxi. E devo ammettere che aveva ragione Schifani quando asseriva che Genchi non doveva lavorare per il nostro Stato – Orsù via da che italia e Italia si è mai visto che un onesto cittadino si possa occupare della Res Pubblica! Cosa ne può capire di gestione della res Pubblica qualcuno che mai è stato indagato ma che anzi vorrebbe operare in nome di Giustizia e verità. Bestemmie per la nostra classe dirigente queste parole.Gioacchino disse che i nomi che ricomparivano nell’ inchiesta Why not e di coloro che lo accusavano erano gli stessi di quelli della strage di via d’ Amelio.Oggi Genchi sarebbe l’unico in grado di dimostrare colpevoli e moventi delle stragi del ’92. Se ciò poi si ricollega alla possibilità di una riapertura dei processi su quel maledetto 19 luglio grazie alla collaborazione di Massimo Ciancimino risulta ben evidente l’esigenza di questo criminal Stato di auto tutelarsi e di certo non legittimamente.E’ evidente, e tutti i dormienti itagliani dovrebbero capirlo, che le accuse a Genchi ed il piano di delegittimazione non hanno nulla a che vedere con la preoccupazione dello Stato per la tutela della privacy dei suoi cittadini (ahahahah figuriamoci se si preoccupa di ciò!). Inoltre personalmente non ho mai capito questa paura per le intercettazioni. Un cittadino onesto, che non ha nulla a nascondere non ha nessun problema ad esser intercettato o a subire delle intromissioni nella sua privacy. Al contrario sono certa che tutti gli italiani sarebbe disposti a sacrificare un po’ della loro privacy per aver garantita più Giustizia. Ma così non è per i nostri politici. Che avranno mai qualcosa da nascondere?? Patti, alleanze, traffici poco puliti?? Domanda retorica. Questo dovrebbe far riflettere e meditare la gente!Tengo inoltre a precisare che Genchi non ha mai intercettato nessuno, ma si occupa semplicemente di incrocio di tabulati su mandato della Procura. Tutti i reati che a lui vengono ingiustificatamente attribuiti non sono altro che dei falsi pretesti per fermarlo, per impedirgli di svelare i malaffari di questo criminal stato negli ultimi decenni. Genchi non è che una vittima designata da quei criminali che con mezzi poco puliti e leciti si sono infiltrati nel cuore delle Istituzioni e che oggi si sentono minacciati da questo grande Uomo. Genchi non è altro che un onesto cittadino che ha solo una grande colpa: quella di esercitare con dignità e onesta il proprio lavoro. Ma in questa Itaglia ciò è una gravissima colpa. Ritengo che sia compito di noi tutti cittadini difendere un onesto cittadino come noi che sta subendo attacchi ingiustificati da parte di coloro che questo paese lo hanno ucciso. Occorre che la gente la smetti di infilarsi la testa sotto la sabbia e impari ad alzarla, a difendere il proprio paese da questi abusi e violenze che da anni vengono perpetrati. In nome della Giustizia, Nessuno tocchi Genchi!Salvatore Borsellino non molto tempo fa scriveva:” La morte della Giustizia”, oggi mi domando se può morire qualcosa che mai è esistita. Un paese migliore è possibile, ma a condizione che sia la gente a volerlo. A condizione che questa gente abbia coraggio e sia in grado di lottare per le sue idee e per difendere il proprio paese da questi barbari attacchi."Se un uomo non ha il coraggio di rischiare per le sue idee, o le se idee non valgono nulla, o non vale niente lui"

Toccante intervento di Salvatore Borsellino a Trapani.


Ragazzi buongiorno.


Mi rivolgo in particolare ai ragazzi perché mio fratello riponeva veramente tanta fiducia nei ragazzi quindi mi rivolgo soprattutto a loro. Vi ringrazio di essere qui così numerosi.A Messina mi sono state negate una dopo l’altra le aule in due facoltà : in quella di Economia e di Economia Politica perché evidentemente non ritenevano costruttivo che io andassi a parlare in quelle università e non lo ritenevano perché io vengo considerato un sovversivo .Io vengo considerato un sovversivo semplicemente perché chiedo Giustizia,perché a fronte del fatto che per la strage di via D’ Amelio ci sono tanti mafiosi che sono stati condannati all’ergastolo,che sono condannati a tanti anni di galera, ci sono però i veri mandanti di quelle stragi che invece non sono stati ancora neanche processati. Le indagini che li hanno riguardati sono arrivati fino a un certo punto e si sono fermati, di conseguenza oggi non sappiamo tante cose di quella strage. Non sappiamo quale esplosivo è stato adoperato, non sappiamo da dove è stato premuto il detonatore che ha causato quella strage, non sappiamo tante cose e queste cose non si possono sapere. E al momento in cui i processi arrivano ad un certo punto inspiegabilmente, o non tanto inspiegabilmente vengono bloccati. Non sappiamo niente del castello Utveggio dove c’era un centro del Sisde, un centro dei servizi segreti civili,dal quale come Gioacchino Genchi ha potuto dimostrare e come si legge dalla sentenza del Borsellino bis, quasi sicuramente è stato azionato il detonatore che ha causato quella strage. Non sappiamo e non possiamo sapere chi ha sottratto l’ agenda rossa di Paolo Borsellino dalla sua macchina ancora in fiamme perché anche quel processo nel momento in cui è arrivato alla fase dibattimentale è stato addirittura bloccato tramite un assoluzione assurda in fase di udienza preliminare dal giudice per le udienze preliminari ed il ricorso , eccezionalmente motivato dalla procura di Caltanissetta, contro questa assoluzione in Cassazione è stato bloccato, è stato respinto ed io sto aspettando ancora le motivazioni di questa sentenza di rigetto di questo ricorso della procura di Caltanissetta. E io mi chiedo come si può fare a non arrivare ad un processo per un uomo che è stato fotografato mentre si allontanava dalla macchina di Paolo ancora in fiamme con la borsa di cuoio di Paolo ancora in mano, borsa che sicuramente conteneva l’ agenda rossa di Paolo perché esistono le testimonianze di sua moglie e di sua figlia che gliela avevano vista mettere. Evidentemente queste cose non si possono sapere, io mi aspetto di leggere che cosa c’è scritto in quella motivazione perché per me è una cosa assurda che si possa fermare questo tipo di processo. Allora se dovesse arrivare una fotografia di chi nella stanza del castello Utveggio preme il detonatore che ha causato la strage di via d’ Amelio cosa faranno? Riusciranno a bloccare anche quel processo? E io per il fatto che continuo a chiedere Giustizia, che non mi rassegno, che grido, che cerco di fare indignare la gente di fronte a questa mancanza di giustizia, a questa giustizia negata vengo considerato un sovversivo e perciò non ho spazio sugli organi d’informazione e devo girare l’ Italia, come giro, cercando di parlare ai giovani, cercando di fare arrabbiare la gente. Vedete, è una brutta parola quella di far arrabbiare la gente, ma se non è una rabbia distruttiva ma è una rabbia che serve a costruire secondo me la rabbia è giusto che ci sia, è giusto che ci sia anche quella. Io vedete, vi potrei fare commuovere, vi potrei raccontare delle cose terribili relativamente a quella strage, vi potrei raccontare quello che mi raccontò Gioacchino Genchi che arrivò due ore dopo la strage in via D’Amelio e vide i pezzi di Emanuela Loi che si staccavano ancora dall’ intonaco nel quale quella bomba li aveva schiacciati, vi potrei raccontare queste cose. Ma io quando alla fine dei dibattiti mi vengono a dire che li ho fatto commuovere io gli dico che non sono riuscito a fare quello che dovevo fare: io vi voglio soltanto fare indignare perché questa strage del ’92 ancora non ha i suoi responsabili. E sapete perché non si hanno ancora i suoi responsabili? Perché per averli sarebbe necessario quello che Leonardo Sciascia dichiara che non può succedere, sarebbe necessario che lo Stato processasse se stesso perché io ritengo che la strage di via d‘ Amelio sia stata una strage di Stato, l’ultima che è seguita a quelle innumerevoli stragi di Stato che in Italia da Portello della Ginestra in poi si sono succedute una dietro l’ altra e che sono state stragi di cui non si sanno i mandanti, non si sanno gli esecutori, non si sa neppure il motivo per cui sono state fatte anche se il motivo si può ben riconoscere. Il motivo è perché queste stragi sono servite per indirizzare gli equilibri politici del nostro paese; così come l’ultima strage, quella del ’92. Perché su quella strage, sul sangue di quella strage si fondano oggi quegli equilibri che reggono questa disgraziata nostra seconda Repubblica. Questa è la verità.Io ringrazio il prefetto Sodano per averci mandato quelle nobilissime parole, perché il prefetto Sodano è una di quelle persone che è l’ esempio vivente di come oggi si uccidono i giudici. Oggi vedete, i giudici non si uccidono più, oggi i metodi che hanno portato all’ eliminazione di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono cambiati,oggi i metodi usati sono altri perché quelle stragi provocavano necessariamente la reazione dell’ opinione pubblica, provocavano necessariamente la reazione dello Stato e quindi i metodi sono stati cambiati per quello. Perché vedete, lo Stato in Italia non ha mai avuto una volontà autonoma di combattere la criminalità organizzata e la lotta alla criminalità organizzata è venuta sempre da settori dello Stato, da settori della magistratura, da settori delle forze dell’ordine; da settori dello Stato ma non dallo Stato nella sua totalità perché lo Stato al contrario con la criminalità organizzata e con la mafia ci ha sempre convissuto e tanto più ci convive oggi. Io credo che quell’ ingaggio con la criminalità organizzata nelle sole nostre zone del sud, oggi si sia esteso in maniera tale d’aver riempito, di essere arrivato in tutto il nostro paese. Io credo che la cosa peggiore sia proprio che questa criminalità organizzata si sia oggi penetrata addirittura all’ interno delle Istituzioni . E ritengo che il più grosso villipendio alle Istituzioni non sia il fatto che qualcuno chieda a un Presidente del Senato quali possano essere state le sue frequentazioni e con chi possa aver stretto società prima di arrivare a quella carica, io credo che il più grosso villipendio alle Istituzioni sia che persone che non sono degne di occupare quel posto occupino delle Istituzioni. Questo è il vero villipendio alle Istituzioni. Io credo che il più grosso villipendio alle Istituzioni sia che una persona che è il nostro Presidente del Consiglio con la mano sulla spalla di un pregiudicato, che è purtroppo anche senatore della nostra Repubblica, proclami Mangano eroe, che proclami a eroismo l’omertà. Questo è quello che è stato fatto. Quel Presidente del Consiglio in un’ archiviazione di un processo che non è potuto andare avanti, che non potrà andare avanti perché un lodo fatta da un sedicente Ministro della Repubblica, il lodo Alfano, impedisce di poter addirittura indagare le quattro più alte cariche della nostra repubblica. Gli assicura l’impunità. E questa persona che veniva chiamata alfa, e beta, lui insieme con Dell’ Utri, in una sentenza di archiviazione di un processo che come tanti non è potuto andare avanti con la mano sulla spalla di Dell’ Utri che è fondatore di uno dei partiti che oggi ci governa ha proclamato Mangano un eroe. Io ritengo che i veri eroi siano altri,i veri eroi sono persone come Agostino Catalano,come Claudio Traina, come Emanuela Loi, come Vincenzo Li Muli, come Walter Cusina : quegl’ uomini che soltanto con il loro corpo hanno protetto Paolo al momento in cui suonava il campanello della casa di via D’ Amelio. Perché quella piazza avrebbe dovuto essere sgombra di macchine, come gli stessi componenti della scorta avevano chiesto al Capo della Polizia, al Ministro dell’ Interno, invece era piena di macchine e tra queste una macchina piena di tritolo. Io voglio fermarmi qui, poteri parlarvi per ore delle cose terribili che non trovate nei mezzi di informazione perché purtroppo oggi non esiste un’ informazione libera. Oggi esiste una stampa che si autocensura: il peggio che possa succedere perché noi siamo un popolo di schiavi, un popolo che ci piace mettere la testa bassa ed avere qualcuno che ci tenga il piede sulla testa. Allora vi voglio lasciare semplicemente con un messaggio di Paolo che era rivolto a voi giovani ed è quindi mio dovere, che sono qui soltanto perché sono fratello di Paolo Borsellino e per nessun altro mio merito, riportare quella frase. Paolo l’ultimo giorno, alle 5 del mattino del 19 luglio scrisse una lettera, una lettera che era indirizzata a dei giovani come voi e quella lettera che comincia con una frase terribile perché Paolo parlando della sua vita di quei giorni, quei giorni in cui diceva: devo fare in fretta, devo fare in fretta; perché sapeva che i suoi giorni erano contati, era questione di ore perché dovesse arrivare la morte per lui. Paolo in quei giorni sapeva addirittura che a Palermo era arrivato il carico di tritolo per lui eppure ha cominciato quella lettera così parlando dell’ assassino di Falcone: “ La mia città si è di nuovo barbaramente insanguinata ed io non ho più tempo da dedicare neanche ai miei figli perché dormono al mattino quando esco da casa e che la sera, quando rientro quasi sempre nelle ore notturne, trovo nuovamente addormentati”. Questa era la vita di Paolo in quei giorni, giorni in cui Paolo diceva a mia madre che non faceva più le coccole alla sua figlia più piccola nell’ illusione che quando l’avessero ucciso i suoi figli potessero sentire meno la sua mancanza. Eppure paolo, in giorni terribili come quelli finisce la sua lettera con questa frase che è una frase per voi. Paolo dice: “ sono ottimista perché vedo che verso la criminalità mafiosa i giovani, siciliani e non, hanno oggi un’ attenzione ben diversa di quella colpevole indifferenza che io mantenni fino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di combattere la mafia di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”. Queste sono parole per me terribili perché Paolo parlando di se stesso parla di colpevole indifferenza e parla di indifferenza soltanto perché fino agli anni ’80, quando Rocco Chinnici lo chiamò a fare parte del pool, lui era stato magistrato civile e cominciò ad occuparsi di penale, e quindi della lotta alla criminalità organizzata solo a quarant’anni e parlando di se stesso parla di colpevole indifferenza. E allora cosa dovrei dire io che dalla Sicilia me ne sono andato a ventisette anni perché pensavo di non riuscire a vivere in un paese come questo in cui per ottenere un lavoro avrei dovuto chiedere dei favori e poi quei favori, a mia volta, avrei dovuto restituire. Ma io ho fatto una scelta egoistica, ho fatto una scelta per me stesso ed è stata una scelta sbagliata perché adesso quella criminalità organizzata da cui credevo di fuggire oggi me la ritrovo in tutto il nord e più forte che qui. Perché oggi la criminalità organizzata è tutt’altro: è riciclo di capitali che sono ingentissimi, pari al prodotto interno di un paese che vengono impiegati per l’ acquisizione di aziende, per entrare nel mercato azionario e poi è vero che non si vedono più i morti. Ma cosa credete, che non sia anche morire essere licenziati da un’ azienda perché chi ha acquisito quell’ azienda lo ha fatto soltanto per il riciclo di capitali? Non è morire anche questo? Vedersi sottrarre delle inchieste come sono state sottratte a De Magistris, a Clementina Forleo nel momento in cui erano arrivati ad attaccare i fili scoperti del nostro sistema di potere. Non credete che sia morire per il procuratore Capo della Repubblica di Salerno essere privato dello stipendio e della funzione semplicemente per non aver fatto altro che il suo dovere, per avere indagato sulla Procura di Catanzaro in quella che viene presentata come una guerra tra procure dalla solita stampa che tende a mistificare le notizie, quando invece era potere del Procuratore Capo di Salerno indagare sulla Procura di Catanzaro. Non credete che sia morire anche questo? Io tremo ancora a pensare quelle parole di Paolo quando parlando di se stesso parla di colpevole indifferenza che io mantenni fino ai quarant’anni. E io mi chiedo cosa dovrebbero dire tanti di noi, cosa dovrebbero dire tanti della mia generazione quando grazie all’ indifferenza di tanti di noi che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone hanno potuto essere uccisi.


Salvatore Borsellino.

giovedì 12 marzo 2009

Radio Mafiopoli intervista Salvatore Borsellino


Fonte: la 23a puntata di Radio Mafiopoli: Salvatore Borsellino e chi é stato é stato

Salvatore Borsellino è uno di quei fiori rari di memoria attiva, di quelli per cui una perdita è soprattutto il dovere di un inizio. Lo incontro che è mattina già matura, nel suo ufficio, dove sorridono in foto suo fratello Paolo insieme a Giovanni Falcone.


- Salvatore, in uno stato civile i famigliari delle vittime che sono morte per servire lo stato non dovrebbero avere l’obbligo e l’emergenza di continuare a lottare ma dovrebbero avere il diritto semplicemente di preservarne la memoria. Invece questo con tuo fratello Paolo Borsellino non è successo...
- Non è successo anche perché, purtroppo, quello che si tenta di fare in Italia è di limitare la commemorazione di Paolo, facendola diventare proprio commemorazione, cioè pensando a Paolo come una persona morta. Invece la verità è tutt’altra: io vado tanto in giro in Italia e mi accorgo che la figura di Paolo è una figura ancora estremamente attuale, una figura estremamente viva. La gente la sente proprio come qualcosa che gli manca e che vorrebbe. E allora noi ci siamo dovuti prendere questo compito soprattutto per un fatto: per il fatto che di quella strage non è stata fatta giustizia, cioè non si sa ancora nulla, i processi vengono bloccati e le indagini su alcuni punti chiave come quello dell’agenda rossa [l’agenda su cui Paolo Borsellino segnava gli sviluppi e le ipotesi sulle sue indagini, misteriosamente sparita dalla borsa del giudice prelevata subito dopo l’attentato di via D’Amelio ndr]o del Castello Utveggio non vanno avanti. E c’è proprio un patto a qualche livello che sancisce che queste cose devono essere dimenticate dall’opinione pubblica. Di queste cose non si deve parlare, le deve coprire il silenzio. A fronte di questo atteggiamento è nostro dovere, dei famigliari di Paolo, cercare di tenere viva nelle persone la memoria che qualcuno invece cerca di occultare.

- Secondo te, perché c’è questa sonnolenza di gran parte della società civile, per cui ogni tanto, anche andando in giro parlandone, facendo incontri, ci si accorge che, inconsciamente, la gente sembra che dia per chiuso o per risolto il problema dei colpevoli della morte di Paolo?
- Perché quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia. E purtroppo credo che a livello di opinione pubblica si sia abbastanza riusciti in questo intento. Hanno messo in galera un po’ di persone - tra l’altro condannate per altri motivi e per altre stragi - e in questa maniera ritengono di avere messo una pietra tombale sull’argomento. Devo dire che purtroppo una buona parte dell’opinione pubblica, cioè quella parte che assume le proprie informazioni semplicemente dai canali di massa - televisione e giornali - è caduta in questa chiamiamola "trappola" ed è stata, potremmo dire, partecipe inconsapevole di questo disegno. Quello che noi invece cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente - e un certo numero di persone, cioè quelle che assumono informazioni anche dai libri e dalla rete, questa cosa la capiscono sicuramente e c’è anche una forte attività sul voler dire la verità - è che questa è una strage di stato, nient’altro che una strage di stato. E vogliamo far capire anche che esiste un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra repubblica. Oggi questa nostra seconda repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del ’92.


- Al di là degli esiti processuali (che in realtà non ci sono nemmeno poiché qui si procede per archiviazione) ci sono degli elementi incontrovertibili che fanno credere che ci sia una relazione tra la strage di via d’Amelio e una certa parte di Stato in quel tempo?
- È vero che si procede per archiviazione, ma la gente si dovrebbe rendere conto che archiviazione non vuol dire che una persona o delle persone sono state assolte, ma semplicemente che le indagini non hanno potuto nei tempi necessari arrivare al punto in cui avrebbero dovuto arrivare. E se la gente si andasse a leggere tutti i procedimenti di archiviazione, per esempio di Caltanissetta, che tra l’altro spesso sono archiviazioni magari forzate dal capo della procura - come per esempio nel caso dei Tescaroli come ben si legge nel recente libro "I colletti sporchi" di Tescaroli e di Ferruccio Pinotti - si capirebbe che l’archiviazione non è un’assoluzione e nemmeno significa che le indagini ad un certo punto si sono fermate perché non c’erano elementi. Spesso gli elementi ci sono ma non hanno potuto essere sviluppati a sufficienza oppure addirittura qualcuno ha fatto sì che il processo ad un certo punto venisse bloccato. Quindi gli elementi ci sono sicuramente: basta andare per esempio a leggere negli atti del Processo ’Borsellino Bis’ la relazione di Gioacchino Genchi quando scrive quale può essere stato l’unico punto da cui può essere stato attivato il telecomando che ha fatto esplodere l’esplosivo preparato in via D’Amelio, basta andare a vedere - sempre nella stessa relazione - quali telefonate sono partite in un senso e nell’altro da Castel Utveggio verso numeri intestati a componenti dei Servizi Segreti, per capire come gli elementi ci sono e sono fortissimi. Basta andare a vedere le fotografie dell’Arcangioli [colonnello dei carabinieri ndr ] che si allontana dalla macchina esplosa con la borsa dell’agenda rossa in mano e chiedere come davanti ad una prova incontrovertibile come questa le indagini siano state nuovamente bloccate per capire come sia evidente come non è che non ci siano elementi sui quali avviare dei procedimenti, ma c’è la precisa volontà di bloccarli nel momento in cui arrivano a toccare certi fili che non devono essere toccati, quando arrivano a certe persone che sono - adesso anche per legge dello Stato, anche se è una legge incostituzionale - intoccabili.


- Ho letto quello che hai scritto sul procedimento di archiviazione legato alla vicenda della sottrazione della borsa e mi sono chiesto qual è stata la tua sensazione da famigliare nel vedere la borsa contenente la famosa agenda rossa (una delle memorie più importanti di Paolo) in mano ad una persona che nella fotografia è ritratta con piglio molto sicuro in una situazione assolutamente tragica, in mezzo a cadaveri, con tutto quello che stava succedendo in quel momento: ti ha scoraggiato o ti ha dato nuova linfa per continuare a pretendere la verità?
- In un primo tempo - l’ho anche scritto sul mio sito - è stata di scoraggiamento. Addirittura, scrissi: "non so se riuscirò a resistere a questo ulteriore colpo". Poi purtroppo mi sono accorto di non potermi permettere questi atteggiamenti, anche se momentanei, perché la gente che mi segue e che segue la mia lotta è rimasta un po’ smarrita rispetto a questa mia affermazione e ha pensato che allora non ci fosse più niente da fare. Io mi sono ripreso immediatamente e ho preso anzi da questa vicenda ulteriore linfa come faccio da sempre. Ormai mi sono imposto un’operazione mentale quasi cosciente: a fronte di questi scoraggiamenti ne adopero i motivi per buttarli dentro la fornace e far sì che producano ulteriore rabbia. Ed è quello che mi è successo anche in questo caso: a fronte di questo ennesimo insabbiamento addirittura in questo caso di una prova assolutamente evidente. Prima tu dicevi che basta guardare la fotografia per vedere con che faccia sicura si muove. È proprio questo che mi fa rabbia, che mi ha provocato prima scoraggiamento e adesso ha aumentato la mia rabbia: l’ambiente in cui si trovava e il fatto che l’Arcangioli si muovesse calpestando cadaveri, camminando in mezzo a pozzanghere di sangue. Questo al contrario è stato adoperato nella sentenza di archiviazione del GUP proprio per giustificare il fatto che si assolveva l’Arcangioli che ha giustificato le dieci versioni diverse sui suoi movimenti e sulle persone a cui avrebbe consegnato la borsa, dicendo proprio che era così sconvolto dall’aver dovuto calpestare pezzi degli agenti della scorta di Paolo e dello stesso Paolo, che in quella condizione non può ricordare. E io credo che basti che una qualsiasi persona guardi l’atteggiamento dell’ Arcangioli che si allontana con passo sicuro guardandosi intorno tranquillamente - forse per verificare se qualcuno lo stesse osservando - per capire che questa motivazione della sentenza è addirittura assurda e che in base a quella motivazione Arcangioli non può essere assolto e non si può bloccare il processo. Io questa motivazione - benché non l’accetto neanche da lui trattandosi di un magistrato - la posso accettare da Ayala, il quale dice di non ricordare se effettivamente quella borsa gli è stata consegnata e se l’ha presa o non l’ha presa. Ma Ayala era anche amico di Paolo e quindi aver dovuto - come ha detto lui - "scavalcare il troncone di Paolo" penso che possa avergli provocato uno shock. Arcangioli in quel caso, guardando le riprese, mi sembra una persona che sta compiendo un’operazione di guerra. In guerra di cadaveri se ne vedono e se ne calpestano, tant’è vero che Arcangioli sembra proprio che stia compiendo una missione che qualcuno gli ha affidato.



- Tornando su quell’appunto sull’agenda di Paolo in riferimento all. On. Mancino (secondo cui Paolo Borsellino sarebbe rimasto sconvolto da un incontro con Mancino proprio alcuni giorni prima dell’attentato), tu che idea ti sei fatto? Sapendo che lì è terreno minato...
- Di quell’incontro io ritengo che sia evidente - anche davanti alle giustificazioni puerili di Mancino - il fatto che ci sia stato e che in quell’incontro deve essere successo qualcosa di importante. Mancino adduce delle giustificazioni così puerili, che io chiamerei vergognose più che puerili, dicendo "io non conoscevo fisicamente Paolo Borsellino e quindi non posso ricordare se tra le altre mani che ho stretto ci fosse anche la sua". Queste sono le frasi ignobili che adopera, come se la mano di Paolo Borsellino fosse una mano qualsiasi quando Paolo Borsellino in quei giorni era una persona della quale tutti erano sicuri che la morte fosse vicina. Che un ministro dell’interno possa non essersi interessato di chi era Paolo Borsellino e possa non aver visto neanche quel giudice che trasportava la bara di Falcone vestito della sua toga e che quindi possa affermare di non conoscerlo fisicamente è veramente una cosa che si può definire puerile, direi anche che si possa definire ignobile che un allora ministro della Repubblica parli in questa maniera nei confronti di un giudice come Paolo Borsellino. Anche le sue giustificazioni addotte tirando fuori quell’agendina in cui non c’è scritto assolutamente nulla per cercare con quella di contrastare l’agenda che io gli avevo presentato dove di pugno di Paolo c’è scritto "ore 19.30 Mancino". A fronte di una testimonianza autografa di Paolo lui tira fuori da un cassetto un planning qualsiasi dicendo: ecco qui non c’è scritto l’appuntamento quindi io non ho avuto nessun appuntamento con Paolo. In quell’agendina non c’è scritto, e io l’ho vista molto velocemente nella ripresa televisiva, ma ci sono scritte tre righe in tre giorni diversi. Se quella è l’attività di un ministro della Repubblica, che si può concentrare in tre righe scritte in fondo all’agenda per un’intera settimana, penso che tutti devono capire che questa sia una giustificazione di una persona forse in difficoltà e che quindi cerca in qualche maniera di trovare delle prove. Io sono convinto, e tante cose me lo fanno pensare, che in quell’incontro a Paolo abbiano prospettato quella trattativa tra mafia e Stato che adesso sta emergendo in tutta la sua evidenza dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. E se ne sta parlando in quel processo nascosto che si sta svolgendo a Palermo, proprio sulla trattativa in cui sono imputati il colonnello Mori e tutti i componenti del Ros, che hanno portato avanti questa trattativa per conto dello Stato.


- Secondo te il fatto che dalle bombe si sia passati invece ad un’azione mafiosa fatta di decreti o di comunicazione "di distrazione" vuol dire che Loro hanno meno paura? si sentono più impuniti? o noi siamo meno efficaci nella nostra opera di pretesa di legalità e giustizia reale?
- Io penso che faccia parte tutto della stessa strategia, per cui da un lato la cupola mafiosa ha deciso di inabissarsi e quindi di essere meno evidente all’opinione pubblica per tornare allo status quo precedente agli anni Ottanta, quando c’era una connivenza tra stato e mafia che non balzava agli occhi, poi c’è stata la stagione stragista dei corleonesi e a questo punto si è ritornati - ed è stata una scelta ben precisa - alla situazione precedente. In più le persone che oggi detengono il potere sono molto esperte dal punto di vista della comunicazione e dell’impatto sulle persone, perché sono dei maestri a gestire la loro immagine attraverso gli organi di comunicazione che tra l’altro hanno in mano. Sono dei maestri a gestire l’impatto sull’opinione pubblica. La strategia ben precisa è stata - a fronte del fatto che la reazione della coscienza civile rispetto alle stragi di Capaci o di via D’Amelio e a fronte dell’uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di tutte le altre innumerevoli stragi di Stato che l’hanno preceduta è tale da costringere lo Stato a simulare una reazione e da rendere necessario il prendere, almeno di fronte all’opinione pubblica, dei provvedimenti che poi a poco a poco nei tempi successivi vengono rimangiati - quella di non adoperare più il tritolo per eliminare i giudici ma di eliminarli in maniera ancora peggiore come è stato fatto con De Magistris e come è stato fatto con la Forleo e con Apicella. Proprio perché questo tipo di azione comporta in ogni caso la messa a tacere, l’eliminazione di quella persona che deve essere eliminata. Però non provoca per contro quella reazione dell’opinione pubblica che costringe lo stato a simulare una reazione nei confronti della criminalità organizzata, visto che in effetti una reazione autonoma e una lotta autonoma dello stato nei confronti della criminalità organizzata in Italia possiamo dire a voce alta che non c’è mai stata.


- Ti faccio una domanda un po’ scomoda. Falcone diceva che "per combattere la mafia serve non l’impegno straordinario di pochi ma l’impegno ordinario di tutti". Questo fronte comune dell’antimafia sembra impossibile da realizzare: l’antimafia diventa in qualche caso uno strumento politico, magari per un’opposizione che manca di altri contenuti, e comunque sconta al suo interno alcuni dissapori per questa presunzione di qualcuno di essere il detentore unico dell’antimafia . Tu hai trovato, hai vissuto dinamiche di questo tipo? credi che ci possa essere un momento per cui l’urgenza riesca veramente ad unire tutti?
- Io non so perché mi dici che è una domanda scomoda: questo è quello che io ho sempre pensato. Il fatto è che nelle organizzazioni antimafia da un lato si insinua della gente che cerca di sfruttare questo filone anche per le proprie mire personali e dall’altro ci sono delle vere e proprie infiltrazioni nell’organizzazione antimafia di gente che arriva esattamente dall’altro lato. Faccio l’esempio del consigliere di Francesco Messina Denaro - il signor Vaccarino - che nonostante sia stato condannato a nove anni per traffico di droga sta cercando di rifarsi una verginità e addirittura di infiltrarsi, di porsi come una persona che fa parte di organismi antimafia e che promuove delle organizzazioni antimafia. Questa persona l’ho addirittura querelata perché ha cercato di infangare la memoria di mio fratello dicendo addirittura che Paolo si era presentato in carcere tre giorni prima di morire dicendo che su di lui si era sbagliato e che quindi l’avrebbe fatto mettere in libertà, cosa assolutamente assurda per un giudice come Paolo fare un’azione del genere, tant’è vero che poi ho cercato di documentarmi andando a cercare proprio nell’unica sua agenda che ci è rimasta, l’agenda grigia, e ho visto come nei movimenti di Paolo in quei giorni non sia assolutamente menzionata una visita alle carceri dove era detenuto questo personaggio. In più io ritengo che ci siano delle organizzazioni antimafia di grandi dimensioni e, io non ho paura di parlare, faccio riferimento a Libera, che potrebbero fare molto di più. Libera si presenta come l’associazione di tutte le associazioni antimafia. Io dico: non sono neanche stato invitato l’anno scorso a Bari alla manifestazione nazionale antimafia. Probabilmente non ci sarei andato proprio perché quando queste organizzazioni assumono queste dimensioni forse non fanno abbastanza attenzione a guardare chi viene invitato e se le persone invitate sono degne di stare lì dove si manifesta contro la mafia. Le posizioni che assumo da un po’ di tempo necessariamente devono andare non contro le istituzioni, ma contro chi le occupa, perché io ritengo che il più grosso vilipendio alle istituzioni sia il fatto che certe persone non degne di occupare quelle istituzioni, le occupano. Allora il fatto che io debba necessariamente, per forza di cose, per quelle che sono le mie convinzioni sulla strage del ’92, andare ad attaccare delle persone che occupano le istituzioni viene visto da certe organizzazioni come qualche cosa di dirompente, qualcosa che non può essere mostrato. E di conseguenza io non sono stato invitato a quella manifestazione ed è successo un caso quest’anno quando dopo essere stato invitato a Crema - non mi ricordo se Crema o Cremona - a parlare nell’ambito della Carovana Antimafia è arrivato il volantino senza il mio nome. Probabilmente perché non ero abbastanza presentabile, proprio per questo mio atteggiamento. Io credo che queste cose fanno veramente pensare: forse ad un certo punto le organizzazioni antimafia quando crescono troppo devono salvaguardare certi equilibri e io queste cose le ho dette anche recentemente ad un incontro che ho avuto con Nando Dalla Chiesa, e l’ho detto in maniera franca. Io mi aspetterei da Libera che assuma certi atteggiamenti molto più forti in certe situazioni a fronte di certi fatti che accadono in Italia, invece siamo sempre i soliti: io, Sonia Alfano, Benny Calasanzio, l’organizzazione Dei Georgofili, che assumono atteggiamenti netti e decisi. Non voglio dimenticare anche mia sorella, tant’è vero che non mi risulta che mia sorella attualmente sia in rapporti idilliaci con Libera.


- Non ti capita mai di sentirti solo in questa battaglia?
- Ma io, probabilmente per il fatto che vado tanto in giro e incontro tanti giovani e tante persone che della lotta alla mafia hanno fatto un loro impegno ben preciso e costante - e io vengo invitato in tutta Italia non sicuramente dalle istituzioni ma da gruppi autonomi di ragazzi, da ragazzi dei licei, ragazzi delle scuole, dai meet up di Grillo - mi sento meno solo, cosa che forse se non avessi questi incontri costanti con questo tipo di persone probabilmente mi potrebbe succedere.


- Quale potrebbe essere il consiglio che ti sentiresti di dare alla gente che vive di televisione , alla gente che ogni 19 luglio prova una commozione autentica nel vedere al TG, se lo faranno quest’anno, il servizio sulla morte di Paolo? Qual è lo scatto che manca per avere veramente una nuova partigianeria, nel senso di prendere in modo deciso e netto e intellettualmente onesto una parte?
- Guarda, quando faccio questi incontri con i giovani e anche con gli adulti alla fine qualcuno mi viene a dire: "mi sono commosso". Io forse in maniera troppo brusca gli dico che se si è commosso allora io non sono riuscito a fare quello che intendevo fare. Perché io in questi incontri con la gente intendo far indignare le persone, intendo fargli suscitare una rabbia contro quello che è lo stato del nostro paese. Quello che invece qualcun altro vuole fare è proprio di limitare le memorie di Paolo alla commozione una tantum in occasione delle cerimonie di commemorazione o altro. Questo è quello contro cui mi ribello, questa è una ben precisa strategia e proprio a fronte di questo io ho organizzato questa manifestazione quest’anno in via D’Amelio il 19 luglio per impedire che la gente vada lì a commuoversi, per impedire che i soliti avvoltoi vengano lì a celebrare la morte di Paolo Borsellino. Il consiglio che posso dare alla gente è quello di spegnere la televisione e di non leggere i giornali e invece di informarsi in maniera autonoma come infatti per fortuna fanno oggi tanti giovani. È vero che esiste anche la massa di giovani che guarda il Grande Fratello e purtroppo questo mi viene detto da quei giovani impegnati che incontro, dicono di sentirsi certe volte un po’ isolati perché cercano di diffondere queste cose e si sentono rispondere: "no guarda che devo registrare il Grande Fratello". Purtroppo è vero che questo problema esiste, però io dico che nelle nuove generazioni soprattutto c’è una tendenza a non accettare questa informazione così come viene propinata per cercare di addormentare l’opinione pubblica, per addormentare le menti, e a cercare invece di informarsi direttamente. Il consiglio che posso dare alla gente è proprio questo: leggere, leggere il più possibile, informarsi in maniera autonoma e quindi in questa maniera conoscere quella che è la verità. Poi certe cose verranno autonomamente, verranno come diretta conseguenza del fatto che la gente sa, che la gente conosce. Io mi accorgo che c’è una grossa ignoranza in giro, c’è la strategia di fare dimenticare, addirittura di cancellare le nostre memorie, che è quello che viene fatto: si cerca di cancellare la memoria della Resistenza, si cerca di cancellare la stessa Costituzione o per lo meno di stravolgerla. La strategia, purtroppo, è una strategia che sta dando i suoi frutti e che in questo momento purtroppo è vincente. Bisogna incitare la gente a reagire a questa strategia, a non perdere la propria memoria, a informarsi. Quando vado in giro a parlare oggi di agenda rossa e di Castel Utveggio spesso la gente rimane stupita. Mi confessa di non conoscere assolutamente queste cose. Se la gente conoscesse che cosa c’è dietro la strage del ’92 forse reagirebbe in maniera diversa. E forse oggi non saremmo nel terribile stato in cui siamo.


- Ma tu sei ottimista?
- Io non mi posso definire ottimista, nel senso che se non altro penso che della mia lotta per la giustizia e per la verità credo che non riuscirò a vedere i risultati. Io credo che me ne andrò da questo mondo ancora continuando a lottare, e lo farò fino all’ultimo giorno, per la verità e per la giustizia. Ma credo che non riuscirò a vedere i risultati di questa mia piccola lotta che spero non sia solo mia. Però se continuo a farlo vuol dire che credo - e lo credo fermamente - che le nuove generazioni, le generazioni che verranno, riusciranno a sentire quel fresco profumo di libertà di cui Paolo parlava e per cui Paolo è morto.
da radiomafiopoli.org

mercoledì 18 febbraio 2009

Italia, VERGOGNATI!




Questo individuo,il cap. Arcangioli si allontana con in mano la borsa di Paolo Borsellino contenente l'Agenda Rossa del Giudice, che ha rubato. Oggi la cassazione ha respinto il ricorso contro l'archiviazione del processo sull'agenda rossa, ha quindi assolto questa persona, la cui colpevolezza è evidente....Queste persone, queste Istituzioni mi fanno schifo. La Cassazione che dovrebbe esser garante della legge, della Giustizia e che invece si presta a meschini e squallidi giochi di potere,di patti, segreti che piegano,straziano questo paese.E questo accade da molto tempo ormai,senza che nessuno batta ciglio.Ma dov'è la gente?Cosa fa?Dovrebbe esser riversa nelle piazze, davanti alla Cassazione a difendere il "suo Giudice" che per l'ennesima volta viene colpito,ferito da quello stato per cui lui ha lottato fino all'ultimo,quello stesso stato che lo ha tradito, lo ha ucciso fisicamente, che gli ha voltato le spalle.... lo stesso cui Paolo con estremo atto d'amore gli ha donato la sua vita...E come è stato ricompensato? Nel modo peggiore, uno stato che si è fuso con la mafia,che non ha più alcuna credibilità,che ha distrutto la dignità, la memoria di questo paese,uno stato colluso,traditore,infame. Uno stato che per me da oggi non ha alcun significato,come le persone che lo governano e a cui non riesco che augurare il peggio.Hanno ferito il mio Giudice ancora una volta e io non li perdono,sono incazzata e gli prometto che la pagheranno,che anche per loro arriverà il conto e pagheranno per tutto il male che hanno e continuano a fare, non avrò pace fino a che non li vedrò marcire in galera.Il mio pensiero va adesso a Paolo, sperando che non veda quanto in basso sia caduta la sua Italia, la sua Sicilia,che non senta l'ennesima ferita inflitta... Paolo, non siamo degni di un uomo come te,perdonaci. Perdonaci per tutte quelle volte che non ti abbiamo difeso come avremmo dovuto, per tutte quelle volte che abbiamo permesso che si attentasse al tuo impegno, perdonaci se ci sottomettiamo a coloro che ti hanno ucciso fisicamente, perdonaci se abbiamo loro permesso di governare questo paese, perdonaci se la rabbia della gente dopo quel maledetto 19 luglio anzichè trasformarsi in lotta e riscatto è andata via via sbiadendo....perdonaci Paolo, perdonaci.... Siamo piccoli uomini...Paolo ti prometto però che io mai dimenticherò,che mi impegnerò affinchè ti venga resa giustizia, affinchè questo divenga il bellisssimo paese che tu sognavi, affinchè questi criminali vengano smascherati... Paolo io ti difenderò,perchè non posso sopportare che continuino a farti del male quando dovrebbero solo vergognarsi.... Paolo ti voglio bene!!
DALLA PREGHIERA LAICA DI ANTONINO CAPONNETTO AI FUNERALI DI PAOLO BORSELLINO"Ma io vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non e' solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto fino al sacrificio dovra' diventare e diventera' la lotta di ciascuno di noi, questa e' una promessa che ti faccio solenne come un giuramento".Te lo prometto Paolo.Valentina
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